martedì 14 dicembre 2010

Berlusconi va avanti, l'Italia arranca sempre piu'




Oggi 14 Dicembre 2010, si immaginava che il governo Berlusconi potesse essere sfiduciato alla Camera dei Deputati, ma le cose non sono andate così: 314 deputati hanno votato no alla sfiducia, 311 hanno votato per la sfiducia e 2 si sono astenuti.
Berlusconi va avanti, mentre l'Italia arranca fuori dai palazzi del potere, incastrata nella verità della vita quotidiana e nei problemi rimasti intonsi dopo questa votazione. Ci sono due binari, uno è percorso dagli italiani che protestano contro decisioni prese e non prese dal governo che hanno indebolito il nostro paese rendendolo più sfiduciato verso il presente e ancor di più verso il futuro, il secondo è percorso da gran parte della politica che gioca sulla vendita di un voto in cambio di qualche promessa che, ne sono sicuro, non importa se mantenute o meno.
Con 314 voti non si governa anche se all'improvviso il governo volesse farlo davvero.
Sicuramente l'Italia oggi ha perso, ancora una volta.
Ora attenderemo i prossimi giorni nei quali il rischio di elezioni paradossalmente sarà più vicino e nei quali la Lega punterà in profondità i piedi cercando di spostare l'asse italiano verso un paese ancor meno coeso e ancor più razzista.

Buona fortuna all'Italia che lo merità.

Di Pietro: Berlusconi fuggiasco, se ne deve andare

l'intervento di Di Pietro alla Camera dei Deputati oggi 14 Dicembre 2010 prima del voto di fiducia.

giovedì 9 dicembre 2010

Il Papello

Se ne parla così tanto che forse è il caso che diamo un'occhiata da vicino a questo PAPELLO, ovvero il documento in 12 punti che Totò Riina per mano di Vito Ciancimino fa pervenire ad alcuni colonnelli dei Carabinieri (tra cui Mario Mori) per ben definire la linea di una trattativa tra Stato e anti-Stato. Una trattativa che per tutto quello che sta venendo fuori dalle numerose indaggini si potrebbe tranquillamente definire "il patto".

Testo del Papello

1 Revisione della sentenza del maxi-processo;
2 Annullamento del decreto legge 41 bis;
3 Revisione della legge Rognoni-La Torre (reato di associazione mafiosa);
4 Riforma della legge sui pentiti;
5 Riconoscimento dei benefici dissociati per i condannati per mafia (come per le Brigate Rosse);
6 Arresti domiciliari dopo i 70 anni di età;
7 Chiusura delle super-carceri;
8 Carcerazione vicino alle case dei familiari;
9 Nessuna censura sulla posta dei familiari;
10 Misure di prevenzione e sequestro non ai familiari;
11 Arresto solo in flagranza di reato;
12 Defiscalizzazione della benzina in Sicilia (come per Aosta).


Di sotto vi riporto le fotocopie dei manoscritti di Vito Ciancimino pubblicati dal Corriere della Sera.





Per ulteriori approfondimenti si può partire da wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Papello

Fiera del baratto e dell'usato

"Signori e signori buon giorno e ben venuti all'edizione duemiladieci della fiera del baratto e dell'usato della politica! Per tutti i visitatori escort in omaggio."
Così si potrebbe aprire in questi giorni una seduta alla Camera dei Deputati o a quella del Senato. Le nobili vesti della politica scivolano dal corpo lasciando allo scoperto il lebbroso. E così ogni buona argomentazione basata su legalità, problemi del paese, crisi economica, precariato, insicurezza dei giovani, malasanità, opere pubbliche a scadenza infinita si perde, svanisce nella nebbia densa del baratto di "cose" e posizioni favorevoli sul campo da gioco della politica italiana. Così squillano telefoni, si parla all'orecchio e si offre di tutto, dai soldi (dai 200 ai 500 MILA EURO) al carcere di Bolzano, dal Parco dello Stelvio ad una poltrona profumata di nuovo in regione o in banca a scelta. E i veri problemi non sono nemmeno sfiorati; per quelli, l'unica soluzione sono tagli lineari. "Tagli" li chiamano e a ragione: tagliano allo Stato malato e indebolito parti buone e cattive senza distinguo di sorta, liberando pus e linfa vitale, che si mescolano creando un'insana poltiglia. Ma questi sono cattivi medici: non puliscono le ferite e ancor peggio non mettono il malato al caldo dandogli un pasto che possa fargli riprendere le forze. Lo lasciano in balia di se stesso, mentre vendono le medicine sottobanco. Così lo Stato, sempre più malato, si indebolisce. Così rischia la sua stessa vita.
Il socialista Rino Formica sosteneva che: "la politica è sangue e merda", solo che dimenticava di specificare che il sangue è quello dei cittadini e la merda è quella nella quale gli stessi cittadini stanno affogando, noi stiamo affogando , mentre i politici navigando su di noi, saltano da una barca all'altra.

mercoledì 8 dicembre 2010

Assange verso l'estradizione

Che bella la democrazia, la liberta di pensiero, di informazione e di stampa. Oggi anche la VISA interrompe il servizio per Assange di Wikileaks, la Svizzera aveva già nei giorni scorsi chiuso il suo conto in banca, la Gran Bretagna lo arresta per stupro ai danni di due ragazze svedesi, la Svezia chiede l'estradizione dalla Gran Bretagna, e gli Stati Uniti d'America non aspettano altro per far in modo che arrivi da loro tramite la Svezia.
Hanno ragione loro, gli stati nazionali democratici liberali dico. Hanno ragione perché comunque sia Assans o è uno stupido, che crede che sia possibile divulgare notizie vere, ma segrete facendo appello al diritto di informazione oppure crede nella fiaba che quando finirà negli Stati Uniti (perché prima o poi ci finirà) la Giustizia confermerà il diritto di informazione come un bene assoluto non solo a parole ma anche nei fatti.
Buona sorte a tutti quelli che pensano che combattere per la verità sia nobile, perché ne avranno bisogno.

martedì 7 dicembre 2010

La camera chiusa

Uomo 1: i politici? Dovrebbero chiudere tutto e tornassene a casa.
Uomo 2: beh hanno iniziato bene, per ora hanno chiuso la "camera".

Assange

Pochi giorni fa Wikileaks pubblica centinaia di migliaia di documenti che mettono in chiaro alcune delle verità che si nascondono dietro quelle ufficiali. Non è fondamentale sapere quale di quelle "verità" siano reali, quali siano aggrappate alle menti del governo americano e non solo alle penne dei dirigenti delle ambasciate e quali siano le distanze di questi pensieri dalle dichiarazioni ufficiali. Sappiamo che la diplomazia risiede anche nella capacità di mentire, di smussare gli angoli, di aggirare, non è questo che sconvolge. Quel che invece dovrebbe far pensare è che in un sistema democratico la stampa dovrebbe essere libera, se no perde la sua necessità. Ora Assange, fondatore di Wikileaks, è accusato di stupro. Perfetto! Assange pubblica documenti che "fanno" informazione e viene accusato di stupro dopo pochi giorni. A quanto pare siamo ancora lontani, tutti, tutto l'occidente, dalla vera libertà di informazione, che alla fine in realtà non vogliamo. Noi vogliamo sentire che tutti i capi di governo si danno la mano sorridendo. Vogliamo sentire che si impegnano contro i "cattivi" e che loro, i nostri politici, sono i "buoni". Sappiamo da tutti i film e romanzi d'azione che continuiamo a guardare e leggere che i servizi segreti di tutti i paesi, nascondono fatti, che ci sono persone in posti chiave delle istituzioni che fanno il doppio, il triplo e il quadruplo gioco, che si dicono menzogne di continuo, eppure quando qualcuno rischia, mettendosi contro buona parte dei paesi mondiali, in nome della libertà di informazione (ed anche della propria celebrità perché no?), viene magicamente accusato di stupro, che accusa vera o non vera, mi pare esattamente una procedura che nazioni democratiche dovrebbero aberrare. Ma continuo a pensare che sono io che non capisco.
Buona fortuna a tutti!

martedì 30 novembre 2010

L'ultimo viaggio di Monicelli


Ieri Mario Monicelli ha deciso di fare il suo ultimo viaggio in volo. Un volo di pochi secondi dal quinto piano della sua camera di ospedale in strada. Era malato il maestro, cancro in fase terminale, con gli ultimi granelli di sabbia a fuggire via dal lato della vita della clessidra. Non conosco il perché di questa scelta e non ho il diritto di sapere, ma mi piace pensare all'ultimo atto di libertà di un uomo che ha voluto decidere della propria morte come aveva fatto della propria arte.

I ragazzi della via Paal (1935)
Pioggia d'estate (1937)
Totò cerca casa(1949)
Al diavolo la celebrità (1949)
È arrivato il cavaliere (1950)
Vita da cani (1950)
Guardie e ladri (1951)
Totò e i re di Roma (1952)
Totò e le donne (1952)
Le infedeli (1953)
Proibito (1954)
Un eroe dei nostri tempi (1955)
Totò e Carolina (1955)
Donatella (1956)
Il medico e lo stregone (1957)
Padri e figli (1957)
I soliti ignoti (1958)
Lettere dei condannati a morte (1959)
La grande guerra (1959)
Risate di gioia (1960)
Boccaccio '70 (1962)
I compagni (1963)
Alta infedeltà (1964)
Casanova '70 (1965)
Le fate (1966)
L'armata Brancaleone (1966)
La ragazza con la pistola (1968)
Capriccio all'italiana (1968)
Toh, è morta la nonna! (1969)
Le coppie (1970)
Brancaleone alle crociate (1970)
La mortadella (1971)
Vogliamo i colonnelli (1973)
Romanzo popolare (1974)
Amici miei (1975)
Caro Michele (1976)
Signore e signori, buonanotte (1976)
Un borghese piccolo piccolo (1977)
I nuovi mostri (1977)
Viaggio con Anita (1979)
Temporale Rosy (1980)
Camera d'albergo (1981)
Il marchese del Grillo (1981)
Amici miei atto II (1982)
Bertoldo, Bertoldino e... Cacasenno (1984)
Le due vite di Mattia Pascal (1985)
Speriamo che sia femmina (1986)
I picari (1988)
La moglie ingenua e il marito malato (1989)
12 registi per 12 città (1989)
Il male oscuro (1990)
Rossini! Rossini! (1991)
Parenti serpenti (1992)
Cari fottutissimi amici (1994)
The Royal Affair (1995)
Facciamo paradiso (1995)
Esercizi di stile (1996)
Topi di appartamento (1997)
I corti italiani (1997)
Panni sporchi (1999)
Un amico magico: il maestro Nino Rota (1999)
Come quando fuori piove (2000)
Un altro mondo è possibile (2001)
Lettere dalla Palestina (2002)
Firenze, il nostro domani (2003)
Le rose del deserto (2006)
Vicino al Colosseo... c'è Monti (2008)
La nuova armata Brancaleone (2010)

Dal marchese del Grillo: l'Esecuzione

domenica 28 novembre 2010

Come fa ad essere ancora al potere?

Buongiorno a tutti.
Quello che vi propongo di seguito è un articolo del "The Guardian" inglese tradotto in italiano preso dal sito http://italiadallestero.info/. Nel leggerlo ci si rende conto di quanto siamo lontani oramai da una visione "normale" dei fatti che accadono nel nostro paese.
Buona Lettura.


Come fa Silvio Berlusconi ad essere ancora al potere?
Articolo di Politica interna, pubblicato martedì 16 novembre 2010 in Gran Bretagna.

[The Guardian]

Sta diventando difficile capire cos’altro debba fare Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio italiano, per essere sfrattato dal potere. In molti paesi uno solo delle dozzine di scandali nei quali è stato coinvolto sarebbe stato sufficiente a mettere fine alla sua carriera politica. Ogni volta che esplode un nuovo scandalo, più sordido e incredibile del precedente, pensi che non riuscirà a cavarsela di nuovo. Non può riuscire, spereresti, a sopravvivere ad una sentenza che lo accusa di aver corrotto un avvocato in cambio di una falsa testimonianza, o a scrollarsi di dosso la montagna di prove secondo le quali organizza regolarmente delle orgie con escort a pagamento nelle sue residenze private e ufficiali. E invece, eccolo lì, ancora al potere, ancora leader di uno dei paesi più importanti e ricchi di cultura d’Europa. Dopo tutti questi anni, è ancora totalmente incredibile.

Sono certo che abbiate già sentito tutto questo, ma vale la pena ricordare a quanti scandali egli sia sopravvissuto fin’ora. Ci sono stati gli infiniti processi per corruzione che hanno portato ad una confusa serie di condanne e assoluzioni. Per chiunque abbia seguito la storia dell’acquisizione del gigante dell’editoria Mondadori, o il caso David Mills, c’è più che abbastanza fumo per sospettare che ci sia anche un fuoco con i fiocchi. Berlusconi è stato condannato per falsa testimonianza per aver negato di aver fatto parte di una losca loggia massonica di estrema destra, la P2, insoddisfatta per la deriva assunta dalla politica democratica.

Ci sono stati ripetute voci di una vicinanza incredibile alla mafia: durante gli anni ‘70 [Berlusconi] dava lavoro ad uno stalliere chiamato Vittorio Mangano, un mafioso condannato per omicidio, traffico di droga ed estorsione. Berlusconi non ha mai spiegato perché un uomo d’affari milanese come lui avesse assunto un simile gentiluomo. E non ha nemmeno mai risposto in maniera soddisfacente ad uno dei più grandi misteri della sua incredibile carriera: chi fornì le enormi somme di capitali necessarie alla costruzione delle sue proprietà residenziali nei sobborghi milanesi quasi 40 anni fa? Per molto tempo c’è stato il sospetto che i finanziamenti arrivassero attraverso una banca, la Banca Rasini, dove suo padre lavorava e nella quale diversi padrini siciliani depositavano i propri “risparmi”. Infatti, uno dei suoi più stretti alleati, Marcello Dell’Utri, è stato recentemente condannato a sette anni per collusione con la mafia. Diversi pentiti eccellenti sono spuntati negli anni scorsi ad affermare che Cosa Nostra vedeva Forza Italia, il partito di Berlusconi, come il cavallo di Troia giusto attraverso il quale arrivare al potere. Il fatto che Berlusconi abbia conquistato il 100% dei seggi assegnati per via elettiva in Sicilia nel 2001 la dice lunga su quale fosse il cavallo dentro al quale Cosa Nostra scelse di strisciare.

E poi, ovviamente, ci sono le prostitute. Gli italiani sono molto meno puritani di noi riguardo certe cose, e gli scandali sessuali in quanto tali sono rari. L’attiva vita sessuale di Berlusconi è diventata una questione politica non perché fa molto sesso, ma perché si dice abbia detto talmente tante bugie su ciò che sta accadendo da far sembrare Walter Mitty un servitore della verità [N.d.T. personaggio di un racconto di James Thurber noto per le sue fantasticherie]. Quando venne fotografato al diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, la gente iniziò a chiedersi come avesse fatto un’adolescente a finire col frequentare il Presidente del Consiglio e perché lo chiamasse “Papi”. La risposta di Berlusconi fu che il suo vero padre era un vecchio amico, dato che lavorò come autista per Bettino Craxi, padrino politico di Berlusconi durante gli anni ‘80 che fuggì in esilio in Tunisia, per scampare alle accuse di corruzione. La storia dell’autista, ovviamente, era una balla. Quindi come faceva a conoscerla? Nessuno lo sa.

Sembra inoltre che Berlusconi abbia offerto a uomini d’affari come il barese Giampaolo Tarantini delle agevolazioni nei loro affari in cambio della fornitura di donne. Si dice abbia interferito con la giustizia facendo rilasciare dalla prigione una ragazza 17enne marocchina di nome Karima El-Mahroug – in arte Ruby Rubacuore – dicendo che si trattava della nipote del leader egiziano Hosni Mubarak. Ruby ha descritto un gioco sessuale orgiastico chiamato Bunga Bunga, una parola che ormai non abbandonerà più il lessico italiano. La ex moglie di Berlusconi ha detto che frequenta minorenni e che ha bisogno d’aiuto. La procedura di divorzio fra Veronica Lario e Berlusconi si concluderà presto, allontanadolo ancora di più dai buoni consigli e dalla saggia sorveglianza di un coniuge.

Usando le parole di uno dei leader dell’opposizione, “il problema adesso non è legale o politico, ma psichiatrico.” Ma anche tutte quelle storie impallidiscono fino a diventare insignificanti quando sono emerse nuove accuse riguardanti ragazze adolescenti che fumavano droga in Sardegna, trasportate lì sul jet privato di Berlusconi. Una di quelle intervistate dai magistrati ha affermato di aver ricevuto da lui 10.000 euro in una busta dopo un rapporto sessuale, e che lui avrebbe anche telefonato a sua madre per chiederle cosa poteva fare per lei. Un tocco di classe.

Fino a poco fa le storie di sesso non sono sembrate in grado di scalfire la reputazione di Berlusconi. Molti italiani invidiano o ammirano il suo successo con le donne, se così si può chiamare quando paghi 10.000 bigliettoni ogni volta. Molti nel suo elettorato sembrano apprezzare il fatto che il loro leader abbia il sangue bollente e che non lo nasconda. E’ indicativo il fatto che sia stato una delle sue riviste a mettere in risalto la prima storia su “Berlusconi e il suo harem” tre anni fa: sembravano sapere che avere giovani ragazze sulle ginocchia non avrebbe fatto altro che incrementare i suoi indici di gradimento. Ma anche quell’atteggiamento di indifferenza sembra essere cambiato. E’ cambiato in parte perché sembra probabile che stia ripetutamente mettendo a repentaglio la sicurezza e in parte perché il suo occhio per le donne sembra determinare chi ottiene un lavoro, chi un contratto, e anche chi entra in politica (come l’ex showgirl Nicole Minetti). E, per quanto l’elettorato italiano sia rilassato riguardo al sesso, è comunque in grado di riconoscere l’ipocrisia quando la vede. La scorsa settimana, mentre stavano venendo a galla le ultime rivelazioni, il governo di Berlusconi ha annunciato che la prostituzione sulle strade sarebbe diventata illegale. E’ stato come se un preside alcolizzato avesse detto ai propri alunni che non potevano bere la Coca Cola.

Ma soprattutto, sono cambiati gli atteggiamenti, perché gli italiani ammirano stile, charme ed eleganza, soprattutto nel campo della seduzione, e Berlusconi è apparso ripetutamente come niente più che un depravato feudale e un vecchietto bigotto e rimbambito. Visitando L’Aquila dopo il terremoto, 18 mesi fa, si è rivolto a un consigliere comunale dicendo: “Posso accarezzarti?”. Lui dà l’impressione di credere davvero nello jus primae noctis, il rito di origine medievale secondo il quale il sovrano avrebbe avuto la prima scelta sulle vergini del suo regno. Lo ha detto ad una delle sue parlamentari donna. La difesa di Berlusconi per la sua debolezza per la carne femminile (”meglio una passione per le belle ragazze che essere gay”) è stata vista come un commento semplicemente stupido, volgare e offensivo che avrebbe creato uno scandalo di per sé in qualsiasi paese normale.

Ma nonostante tutto quello che Berlusconi ha fatto, la crisi ha raggiunto uno stadio critico anche a causa di quello che non ha fatto. I residenti dell’Aquila vivono ancora nelle rovine delle loro case 18 mesi dopo il terribile terremoto. Nonostante tutte le sue promesse, il governo di Berlusconi è stato quasi completamente assente. (E’ indicativo il fatto che il giorno stesso del terremoto dei costruttori siano stati registrati dagli inquirenti mentre ridevano al pensiero della quantità di denaro che avrebbero potuto guadagnare sulla tragedia; e che il capo della Protezione Civile, l’uomo responsabile per la ricostruzione, si dice abbia ricevuto delle “ripassate” a tarda notte da parte di una massaggiatrice brasiliana fornita da quegli stessi costruttori.)

Solo durante questa settimana una parte centrale di Pompei è crollata al suolo, ennesima vittima dell’incompetenza e dell’incuria del governo. Sembra che parti dell’Italia siano letteralmente in rovina, mentre tutto quello di cui si preoccupa il grande leader è accoppiarsi. Ha trasformato il suo Paese in una barzelletta (l’Italia è diventata lo zimbello d’Europa): anche gli spettacoli comici britannici come Harry and Paul o Bremner, Bird and Fortune hanno degli spazi fissi per prenderlo in giro. Ci sono così tante pistole fumanti che lo circondano che spesso sembra una zona di guerra. Come diavolo fa ad essere ancora al potere, e come diavolo faranno gli italiani a liberarsi di lui?

La risposta più ovvia, che è anche la più convincente, è il semplice fatto che sia lui che la sua famiglia sono proprietari di una buona parte dei media italiani: tre reti TV nazionali, una gigantesca casa editrice, un grande quotidiano e dozzine di riviste. Il vero parlamento, il vero centro del dibattito nazionale, è il talk show televisivo, e Berlusconi ovviamente è proprietario della maggioranza degli studi di produzione. Questa concentrazione di potere mediatico nelle sue mani significa che ogni lotta politica sembra essere una gara fra una potenza nucleare e un bambino con un coltello.

Ogni qual volta qualcuno osi criticare Berlusconi i mastini della guerra vengono scatenati e viene montata una campagna di screditamento. Gianfranco Fini, ritenuto a lungo come il delfino di Berlusconi, è stato la vittima prescelta di quest’estate. Appena Fini ha tentato di distanziarsi dall’incidente politico del governo Berlusconi, è stato accusato di scorrettezza finanziaria nei suoi affari immobiliari a Monaco. Emma Marcegaglia, il giovane capo di Confindustria e apertamente critica verso Berlusconi, ha subito un trattamento simile. Anch’io ne sono stato vittima. Anni fa, quando pubblicai un libro dal tono furioso per ciò che Berlusconi stava facendo all’Italia, su una delle sue riviste comparve un lungo articolo che mi definiva il “Pinocchio inglese”; il suo spaventoso ministro per le comunicazioni accusò il mio testo di essere un misto di “marxismo e fanatismo”. Fintanto che Berlusconi continuerà a detenere un tale potere mediatico, nessuno oserà davvero impugnare il coltello. Farlo significherebbe, paradossalmente, non ambizione politica, ma suicidio politico.

E’ indicativo il fatto che le minacce più credibili arrivino dal suo stesso schieramento, perché l’opposizione di centro sinistra è notoriamente debole e divisa. Nei 12 anni nei quali mi sono occupato delle notizie sulla politica italiana il centro sinistra ha cambiato leader e programmi così tante volte da sembrare che stiano giocando al gioco delle sedie. I leader in quel periodo sono stati – quelli che mi vengono in mente – Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli, Fassino, ancora Prodi, Veltroni e ora Bersani. E mentre molte persone odiano Berlusconi, molti di pù, temo, trovano i partiti di centro sinistra piuttosto patetici. La Lega Nord ha avuto un successo incredibile nel rastrellare il voto della classe operaia con gigantesche falciate in quel nord che tradizionalmente faceva parte dell’affidabile base della sinistra.

Ed è diventato chiaro che, se nessuno impugnerà mai politicamente quel coltello, nemmeno Berlusconi cadrà mai sulla sua stessa spada. Nonostante tutte le sue colpe, è un guerriero, caparbio, determinato e mai pronto alla resa. Quando passò cinque anni all’opposizione tra il 1996 e il 2001, ne parlò in termini biblici come della sua “traversata nel deserto”. Ma il suo complesso messianico è tale da non aver mai messo in dubbio che ci sarebbe stata una resurrezione politica. La sola volta nella quale io abbia mai provato una riluttante ammirazione per lui fu quando, recentemente, gli venne lanciata contro una miniatura della cattedrale di Milano, rompendogli un dente e causando la fuoriuscita di molto sangue. Mentre gli uomini della sicurezza cercavano di portarlo via in tutta fretta, lui si è alzato in piedi sulla macchina e ha urlato in tono di sfida verso il suo aggressore. Si trattava di un uomo sui 70 anni che era stato ferito piuttosto gravemente, che avrebbe potuto pensare che la sua vita fosse in pericolo, ma ebbe il coraggio di affrontare il proprio assalitore. In politica è lo stesso. A ogni attacco viene immediatamente opposto un controattacco. Non si arrenderà mai e poi mai.

In molti paesi, il meccanismo più usato per rimuovere questo tipo di leader è quello di fare appello all’interesse nazionale. In tal modo l’uscita di scena di un politico può conferirgli una certa misura di dignità, e può conferire la sensazione di star facendo un grande sacrificio nell’interesse del loro beneamato paese. Ma anche se Berlusconi crede davvero di essere una sorta di salvatore, non è quel tipo di salvatore che crede nel sacrificio personale. Né, soprattutto, crede nell’interesse nazionale.

Quasi nulla di ciò che è avvenuto sotto il suo governo lascia pensare che egli abbia una qualsivoglia nozione degli interessi dell’Italia. Ha trascorso quasi due decenni a soggiogare gli interessi della nazione ai propri: provando a rovinare la RAI, l’emittente televisiva di stato e rivale del suo stesso impero mediatico Mediaset; depenalizzando il falso in bilancio; accorciando i termini di prescrizione, in modo che i reati vadano prescritti in maniera incredibilmente veloce. Ogni decisione politica, sembrerebbe, è utile a Silvio, non alla penisola nel suo complesso. Il genio tragico di Berlusconi sta nell’essere apparentemente riuscito a convincere milioni di persone che il suo destino è il loro destino: chiunque tema di diventare vittima di persecuzioni giudiziarie, o si senta troppo tassato, o che ritenga che gli stranieri siano condiscendentemente critici dello stile di vita italiano, viene subdolamente persuaso del fatto che liberarsi di Silvio significherebbe diventare vulnerabile e isolato.

Ad ogni modo molti dei suoi fanatici ammiratori ammettono ora che quest’uomo sia un peso. Ogni volta che mette piede sul palcoscenico internazionale gli italiani trattengono il fiato e attendono che umili se stesso e il loro paese: negli anni scorsi ha chiamato Obama “abbronzato”, la regina gli ha detto di smettere di fare chiasso, ha fatto aspettare i leader della Nato mentre gli dava le spalle per chiacchierare al cellulare, e ha fatto il gesto di una pistola rivolto ad una giornalista mettendola a disagio.

E comunque il paese non sembra riuscire a liberarsene: Fini sembra non avere le palle per votare contro di lui su una mozione di sfiducia e l’opposizione non può farcela da sola. Parte del problema è che chiunque venga visto quale responsabile di aver forzato il ricorso alle elezioni, e di aver messo in pericolo l’approvazione parlamentare del bilancio 2011 in tempi di profonda crisi economica, sarà punito alle urne. Il parlamento è paralizzato. Il governo ha perso tre votazioni in un solo giorno la scorsa settimana. Ieri, una settimana dopo aver chiesto le dimissioni di Berlusconi, Il partito di Fini, Futuro e Libertà ha formalmente lasciato la coalizione. Ma il governo è ancora lì, come un pugile malridotto al quale manca un allenatore a gettare la spugna.

La dimensione del problema mi è stata spiegata recentemente durante una conversazione con un gentile avvocato di Roma. La discussione era finita, come accade con regolarità monotona, su Berlusconi, e l’avvocato mi ha confidato di ritenere l’assassinio il solo mezzo col quale il paese si sarebbe potuto liberare di quell’individuo. Dato che di norma è un pacifista pensavo che stesse scherzando, ma era serio. Non riusciva a vedere altra via attraverso la quale il paese si sarebbe potuto liberare del suo presidente del consiglio. Ok, a me Berlusconi non piace come a molti altri, ma preferisco di gran lunga averlo al potere che avere un ritorno agli spargimenti di sangue degli anni ‘70. Però quando un avvocato cattolico di ceto medio e rispettoso della legge inizia a parlare piuttosto seriamente di insurrezione armata ti rendi conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel paese, che ha raggiunto un vicolo cieco politico molto pericoloso.

E così il paese si trova in una situazione di stallo, incapace di continuare con Berlusconi, ma incapace di rimpiazzarlo. Da quando salì al potere nel 1994 è stato, con le parole del fu Indro Montanelli, “il macigno che paralizza la politica italiana”. Non esiste discorso politico che non lo nomini. Qualsiasi cosa gira attorno a lui. Non puoi uscire a cena senza che il suo nome venga fuori. Ogni elezione dal 1994 è stata praticamente un referendum su di lui, con il risultato al momento – a lui piacciono le analogie calcistiche – di 3 a 2 in suo favore. Liberarsi di lui non è solo un problema di elezioni o colpo di stato. Ha già perso prima ed è rimbalzato indietro. Il solo modo per liberare la politica italiana dalla sua immensa e deleteria influenza sarebbe che morisse, o che il paese fosse sottoposto a una capillare e programmatica deBerlusconizzazione, un tentativo di tornare alla realtà dopo 20 anni del suo lavaggio del cervello televisivo. Temo che il primo caso sia più probabile del secondo, ma sembra ancora molto di là da venire.

martedì 23 novembre 2010

Trentanni fa, oggi


Esattamente 30 anni fa, il 23 novembre 1980, un terremoto tremendo di 90 secondi rase al suolo case, strade, intere città. Un terremoto che ha ucciso 2.914 persone, ne ha ferite 8.848 e cacciato dalle proprie case 280.000. Quel giorno io e la mia famiglia siamo stati fortunati, semplicemente fortunati. A pranzo infatti eravamo in un ristorantino in Irpinia, per festeggiare qualcosa di cui non ho memoria. Avevo solo 6 anni, ma ricordo chiaramente che dovemmo andare via subito dopo pranzo perché mio padre doveva montare di servizio. Guidava gli autobus urbani a Napoli e non poteva far ritardo. C'erano anche i miei nonni. Accompagnammo mio padre a lavoro, mia nonna a casa che doveva riprendere, da perfetta donna del sud, controllo della sua dimora lasciata dalla mattina e alla fine nonno, perché era lui che guidava, ci portò a casa: me, mia sorella di 2 anni e mia madre.
"Lo vuoi un caffè papà?" chiesa mia madre. Questa è un'usanza indissolubile delle mie parti che in quel caso fu la vera salvezza. Alle sette e trentaquattro di sera la terra si ribellò alle suole delle nostre scarpe, alle gambe delle sedie, ci costringeva all'equilibrio. Per qualche strana ragione, però, quel che si fa di solito durante un terremoto è guardare per aria, in modo da non perdersi lo spettacolo del ballo dei lampadari come necessità di conferma. Nonno fu costretto da mia madre a prendere me e mia sorella e a portarci in giardino velocemente. Mamma invece iniziò la sua discesa per le scale un passo alla volta con la lentezza ineluttabile della sua malattia, la poliomielite. Pochi secondi dopo nonno la portava in braccio nel giardino dove io e mia sorella attendavamo la loro comprasa dalla porta di vetro e ferro.
Oggi ho ancora negli occhi le immagini che ho descritto, perché non voglio dimenticarle, non voglio mai dimenticare che a differenza di quelle migliaia di persone la mia famiglia ed io siamo stati fortunati, salvati dal lavoro e probabilmente da un caffè.
E nessuno di noi deve dimenticare che per tante persone quella tragedia non è ancora finita: le case non sono state date a tutti, la camorra e la sporca politica hanno guadagnato sulla ricostruzione mai avvenuta per trentanni.
La Domanda Sorge Spontanea: non è che passato abbastanza tempo perché quella tragedia abbia un epilogo?

martedì 16 novembre 2010

Maroni: da Saviano accuse infamanti

Il ministro Maroni si è incazzato alle parole di Saviano dette ieri a Vieni Via Con Me, riguardanti rapporti tra 'ndrangheta e Lega. Maroni ha chiesto il diritto di replica; ha dichiarato di voler incontrare Saviano e di voler vedere se ha il coraggio di pronunciare quelle accuse davanti a lui.
Beh veramente allora La Domanda Sorge Spontanea: se ci fosse quest'incontro, e non penso che Saviano avrebbe qualche problema in questo senso, ha già provato il suo coraggio e la sua coerenza difronte a persone ben più pericolose di Maroni, cosa farebbe il ministro? Gli salterebbe alla gola, cercando di fargli rimangiare tutto, lo sparerebbe a vista, si aspetterebbe che Saviano dinanzi a tanta foza si rimangi le sue dichiarazioni, cosa?
Insomma questa vicenda è proprio l'emblema del clima di minaccia continuo e di mentalità MAFIOSA a cui si è sottoposti in Italia, proprio il tipo di atto contro il quale Saviano e molti altri come lui combattono con tutta la loro forza, proprio il tipo di atto per il quale è necessario indignarsi.
Caro Maroni mi permetto di darle un consiglio ispirato da Benigni: Saviano ha detto delle cose (per le quali sono vive le attenzioni di magistrati) allora Lei dica qualcosa su Saviano e, ad esempio, il clan dei Casalesi, ma stia attento, perché non basta che Saviano sia nato nel casertano per fare accuse o scriva di cose che a molti piacerebbero restassero nascoste. Ministro Maroni lei dovrebbe prima controllare se qualche magistrato si sta occupando di Saviano in qualche modo (possibilmente qualche magistrato toga verde, in modo che ognuno abbia il proprio colore preferito ad accompagnarlo) e dopo, soltanto dopo, pronunciare la sua controdenuncia mediatica. Ma la sfida del "guardami in faccia e prova a ripetere se hai coraggio" è cosa da strada e non ha alcun senso in questo caso soprattutto da parte di un Ministro.
In ogni caso Ministro le auguro una buona replica.

Paolo Conte - vieni via con me

C'è solo da ascoltare. Buon godimento!

VIENI VIA CON ME, Albanese e il battesimo della 'Ndrangheta

Il giuramento degli 'ndranghetisti è un rituale atavico, risalente secondo la leggenda ai tre cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Quel che Antonio Albanese con altri attori mette in scena a "Vieni Via Con Me" è una cosa che non era mai stata fatta prima: eliminare il velo di mistero che nasconde da sempre questi eventi, un velo che offusca gli occhi di quelli che, come noi, non sanno; un velo che ottenebrava la mente dando forme terribili, ma degne di riverenza, a riti mistici nutriti da una distorsione religiosa che rende tutto allo stesso tempo più verosimile ed inquitante.
La Domanda Sorge Spontanea: cosa avranno provato gli 'ndranghetisti guardando la trasmissione di ieri, quanto le loro profonde convinzioni sono state toccate dall'irriverenza di Saviano, Albanese e tutti gli altri? E domanda più importante: come reagiranno a quest'affronto, dal loro punto di vista ben più profondo di un atto di tradimento isolato, perché fatto ad alta voce davanti milioni di persone, perché si è reso pubblico un atto segreto che mette a nudo la sacrilità del loro giuramento, un giuramento per il quale gli 'ndranghetisti sono disposti ad uccidere e a morire?
Saviano, Fazio e tutti quelli che senza paura "dicono" o lottano perché altri possano "dire" meritano il nostro rispetto, perché l'ignoranza non è mai un bene anche se spesso rassicurante.
Grazie a tutti loro.

lunedì 15 novembre 2010

Rocco Siffredi: Il caso Berlusconi

Che persino Rocco Siffredi si preoccupi del presidente Berlusconi dichiarando: "lui manifesta una vera perversione, quella di mettere come ministre delle veline", mi fa venire in mente che probabilmente i casi sessuali (a pagamento e con minorenni a quanto pare) del presidente Burlusconi, ammesso che si parli di sesso e non di voyeurismo vista l'età, stanno oramai raggiungendo vette inaspettate.
La Domanda Sorge Spontanea: mi chiedo come sarebbe affrontata una situazione simile in un paese democratico dove le istituzioni, ma prima di loro gli UOMINI, ritengono che lo sfruttamento della prostituzione e intrattenersi con minori (si potrebbe definire pedofilia?) sono pratiche non solo contro la legge, ma soprattutto contro l'idea primaria di rispetto per la persona e per la propria dignità.
Godetevi il video da TheRoccosWorld, canale youtube dell'attore

martedì 9 novembre 2010

Caso Ruby

Da sky.it - Maroni: "La Polizia è stata corretta".
La Domanda Sorge Spontanea: "da chi?"

lunedì 8 novembre 2010

Marcus Miller - Eric Clapton - Layla (jazz version)

Godetevela tutta

Parente di Moubarak o ragazza in difficoltà

Buon giorno a tutti, anche se non se ne può più della vicenda Ruby, perché come spesso avviene, questa è una notizia della quale siamo oramai satolli, non posso esimermi da una considerazione, quindi:
La Domanda Sorge Spontanea: come è possibile che Ruby sia nipote di Mubārak e contemporaneamente una povera ragazza buttata fuori dai genitori mussulmani, non perché frequentasse festini e facesse la escort (che molto raramente ha un significato diverso di prostituta), ma perché voleva diventare cattolica?
E ancora: come fa Berlusconi a dire antrambe le cose senza avere il dubbio che sono due affermazioni in antitesi? E' stupido lui o vuole prendere per il culo noi?
A Voi la sentenza!

martedì 2 novembre 2010

Ecco il testo della relazione della polizia riguardo il caso "Ruby"

Buon giorno a tutti,
vi riporto di seguito (fonte: www.ilfattoquotidiano.it) il testo della relazione della Polizia di Stato riguardo il cosidetto caso Ruby che riguarda l'intervento della Presidenza del Consiglio verso la Polizia di Stato atto al rilascio di una giovanissima ragazza (17 anni all'epoca dei fatti) spacciandola per una parente del presidente egiziano Muḥammad Ḥosnī Sayyid Ibrāhīm Mubārak, mentre a quanto pare non era altro che una delle "signorine" minorenni che intrattengono Silvio Berlusconi e i suoi degni ospiti nelle sue varie feste a base di sesso e propabilmente altro. Tutto da provare ovviamente. E sarebbe meraviglioso poterlo provare, provare che almeno una delle molteplici accuse a Berlusconi sia falsa. Accuse che si muovono in meandri pericolosi come vicinanza alla mafia o in altri meno pericolosi ma altrettanto deprorevoli come lo sfruttamento della prostituzione, fondi neri, riciclaggio ed altro ancora. Ma per provare che un'accusa è falsa bisogna che ci sia un processo, e questo al momento nel paese Italia non è possibile. Viva la libertà e la democrazia.

_________________________________________
QUESTURA di MILANO
COMMISSARIATO P,S, MONFORTE-VITTORIA
Volante Monforte Bis IV Turno
Via Carlo Poma n” 8 -20129 MILANO 1ir 754.1131 -~ 6226.57.04

Milano, 28.07.2010

Oggetto: Seguito d’Annotazione relativo all’intervento effettuato in data 27.05.2010 ove si è provveduto ad accompagnare presso gli uffici della locale questura tale: XXXXXXXXX Karima, nata in Marocco il 01.11.1992, res.te a Letojanni in via Contrada San Filippo nr 14 tel. 347/XXXXXXXX.

AL SIGNOR DIRIGENTE
IL COMMISSARIATO DI P.S MONFORTE-VITTORIA
SEDE

I sottoscritti Agenti di P.G., Assistente della Polizia di Stato XXXXXXXX Capo equipaggio della Volante denominata XXXXX Bis 4° Turno e Agente della Polizia di Stato XXX XXX XXXXXXXX entrambi in forza presso lo Questura di Milano ed in servizio presso gli uffici in intestazione informano lo S.V. di quanto segue:
in data 27.05.2010 alle ore 22.25 circa, questo equipaggio su disposizione della locale C.O. si portava presso gli uffici del Commissariato di P.S. Monforte Vittoria, per procedere all’accompagnamento e al fotosegnalamento presso il locale G.P.R.S. della persona in oggetto meglio generalizzata e successivamente provvedere all’affido della stessa ad una struttura protetta per minori, come deciso dal P.M. di turno dei minori contattato telefonicamente dall’Assistente della P. di S.XXXXXX E. (Capopattuglia della volante Monforte Bis l° turno) che aveva proceduto all’identificazione della minore in Corso Buenos Aires 23. Questa unità operativa, dopo aver preso in carico la minore con i relativi atti di p.g. redatti dal personale della volante Monforte bis 1° turno, presso gli uffici del Commissariato in intestazione, si portava presso l’ufficio coordinamento della locale Questura per chiedere delucidazioni in merito.

Qui, l’Assistente della P. di S. XXXXXX XXX prendeva contatti con il Commissario Capo della Polizia di Stato Dott.ssa XXXXX XXXX, la quale riferiva, che a seguito di intervento della volante Monforte bis l° turno, la minore su indicata aveva a carico una denuncia di scomparsa e quindi questa unità operativa avrebbe dovuto procedere al fotosegnalamento della minore e provvedere (tramite centralino questura) alla collocazione della ragazza presso una struttura di accoglienza per minori.
Sempre a dire della Dott.ssa XXXXX G., data l’ora tarda (23.40 circa), nel nel caso in cui non ci fosse stata la disponibilità di ricevere la minore da parte di una struttura adeguata, la ragazza sarebbe stata ospite presso gli uffici della locale questura, in attesa di essere affidata l’indomani mattina mediante altro personale, a una struttura per minori; disposizione che la Dott.ssa XXXXX G. aveva impartito agli operanti a seguito di colloquio telefonico che in precedenza, l’Assistente XXXXXX E. aveva avuto col P.M. di turno dei minori. Quindi, l’Assistente della P. di S. XXXXXX XXXX provvedeva ad effettuare tramite centralino questura (Dagli apparecchi telefonici degli uffici della terza sezione UPG-Questura), un giro di telefonate presso le strutture di accoglienza per minori per provvedere alla collocazione della giovane donna, ma riceveva risposta negativa da parte di quest’ultimi, poiché al momento delle chiamate, il personale di turno delle varie strutture contattate, riferiva che poteva dare ospitalità solo a ragazzi e non a ragazze in quanto non vi era altro personale che poteva provvedere alla sistemazione e alla sorveglianza della giovane donna. Durante tali fasi, l’Agente XXXXXXXX XXXXX XXXXXXX unitamente alla ragazza in oggetto indicata si portava presso gli uffici del locale GPRS dove venivano effettuati i rilievi fotografici e dattiloscopici da parte di personale specializzato a carico della stessa. Durante l’ultima telefonata, l’Assistente XXXXXXXX M. veniva raggiunto di gran corso presso gli uffici della terza sezione Upg, dal Commissario Capo della P. di S. Dott.ssa XXXXXXX G., la quale riferiva di aver ricevuto una comunicazione telefonica da parte del Capo di Gabinetto della locale Questura Dott. XXXXX, dove si doveva lasciar andare lo minore e che non andava fotosegnalata.

L’Assistente XXXXXXXX XXXX nel raggiungere il collega l’Agente XXXXXXXXXX le, chiedeva spiegazioni alla Dott.ssa XXXXXXX G. in merito a quanto riferitogli, il Commissario Capo riferiva che detta telefonata le era pervenuta da parte del Capo di Gabinetto che a sua volta era stato contattato telefonicamente da parte della Presidenza presso il Consiglio dei Ministri dove era stato specificato che la ragazza fermata era la nipote del Presidente MOUBARACH e che quindi doveva essere lasciata andare.

Quindi, gli operanti unitamente alla minore e al Commissario Capo Dott.ssa XXXXXXX G. si portavano presso gli uffici del locale coordinamento dove ad attenderci vi era l’Ispettore Superiore XXXXXXX XXXXXXX. Arrivati nell’ufficio coordinamento, la Dott.ssa XXXXXX G. continuava a ricevere numerose telefonate da parte del Capo di Gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane donna, poiché aveva già dato comunicazione al personale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’avvenuto rilascio della ragazza, inoltre giungeva tramite il centralino del corpo di guardia della locale questura, comunicazione che all’ingresso della questura erano giunte due amiche della minore e cioè la signora

Nicole MINETTI, Consigliere Regionale della Regione Lombardia con incarico presso lo Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’inquilina della minore tale COINCECAO SANTOS OLIVEIRA Michele nata in Brasile il 03.05 1978 res.te a Milano in via XXXXXXX 19, che chiedevano un colloquio con gli operanti per conto della minore.
Successivamente si prendevano contatti con lo signora MINETTI N. e l’inquilina della minore, alle quali si spiegava cosa era accaduto e cosa era stato disposto dal P.M. dei minori, la signora MINETTI N. si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa, consapevole delle conseguenze giuridiche in caso di non ottemperanza agli oneri dell’affidatario. Dal controllo ai terminali CED/SDI effettuati in precedenza dalla pattuglia Volante Monforte Bis 1° turno si evinceva che la minore risultava avere a suo carico una denuncia di scomparsa da parte dei suoi genitori e di personale di una comunità per minori di Messina dove la ragazza era stata in precedenza ospite in quanto in passato aveva avuto dei problemi di natura familiare col padre; inoltre nel terminale CED/SDI, risultavano dei passaggi successivi alla denuncia di scomparsa, dove si evinceva che lo ragazza era stata fermata dai carabinieri e addirittura lo ragazza aveva sporto anche una querela, quindi nessuno aveva ritirato dal CED/SDI lo denuncia di scomparsa.

Si precisa che l’Assistente della P. di S. XXXXX F. aveva contattato telefonicamente il personale della comunità e quest’ultimi gli avevano detto che un inno fa circa, erano stati contattati telefonicamente dai Carabinieri che avevano chiesto delucidazioni sulla denuncia di scomparsa poiché avevano trovato la minore e di non avergli in seguito più fornito altro tipo di informazione. Gli operanti chiedevano alla Dott.ssa XXXXX G. se il P.M. di turno dei minori era stato informato della nuova situazione e cioè del fatto che lo ragazza era la nipote del Presidente MOUBARACH e che lo signora MINETTI N. si era resa disponibile a prendere in affidamento la ragazza in oggetto indicata. La Dott.ssa XXXXX G. chiedeva ai sottoscritti di contattare il P.M. per spiegare quanto era emerso, quindi l’Assistente della P. di S. XXXXXXX contattava telefonicamente il P.M. di turno spiegando cosa era emerso dal contenuto delta telefonata ricevuta dalla Dott.ssa da parte del Capo di Gabinetto della Questura. Il P.M. disponeva comunque l’affido della minore ad una comunità o la contemporanea custodia della minore presso gli uffici della Questura in attesa di essere data l’indomani mattina ad una comunità. L’Assistente della P. di S. XXXXXX M. comunicava alla Dott.ssa XXXXXX G. disposto dal P.M. e lo Dott.ssa XXXXX G. contattava telefonicamente il P.M. E aggiungeva il seguente accordo, e cioè bisognava avere lo copia di un documento d’identità della minore, per poi poterla affidare alla Minetti e lasciarla andare.

Data la situazione, l’Ispettore Superiore XXXXXX r. alla presenza degli operanti, della Dott.ssa XXXXX G., del Sost.to Comm.rio della P. di S. XXXXX S. e dell’lsp.re Capo XXXXX A. (Personale del coordinamento del turno notturno/montante) contattava telefonicamente personale del Commissariato di Letojanni luogo di dimora dei genitori della minore, dove presso l’abitazione di quest’ultimi veniva mandata una pattuglia della P. di S. che informava i genitori della presenza della ragazza in località Milano, inoltre la minore riferiva agli operanti, al Commissario Capo della P. di S. Dott.ssa XXXXX G. e all’Ispettore Superiore XXXXXX L., che probabilmente i suoi documenti d’identità erano in casa dei genitori poiché il padre li aveva requisiti. Sul posto i colleghi di Letojanni spiegavano lo situazione ai genitori della minore e quest’ultimi riferivano di essere già a conoscenza che la figlia era a Milano. I genitori riferivano di non avere i documenti della ragazza, pertanto i colleghi di Letojanni riprendevano regolare servizio. A questo punto, l’Assistente XXXXXX M. d’accordo con lo Dott.ssa XXXXX G. e l’Ispettore s. XXXXXX r. contattava telefonicamente la struttura di Messina dove ere stata ospite la minore, qui il responsabile riferiva di aver nell’archivio della struttura una copia dei documenti della minore, quindi quest’ultima che al momento della telefonata non era al centro ma alla propria casa, riferiva che l’indomani mattina avrebbe inviato a mezzo fax copia del documento della ragazza presso gli uffici della locale questura e del Commissariato in intestazione.

L’Assistente XXXXX M. spiegava alla Dott.ssa XXXXX G. e all’Ispettore S. XXXXX quanto riferito dalla responsabile del centro di Messina, quindi visto che al P.M. dei minori occorreva solo lo copia del documento d’identità della minore, che al momento del fermo da parte del personale della volante Monforte bis 1° turno era sprovvista, col codice univoco ottenuto mediante il fotosegnalamento e lo copia del documento pervenuto dalla struttura di Messina si addiveniva all’identificazione della ragazza. Ottenuta l’identificazione della minore, il Commissario Capo Dott.ssa XXXXXX G. come da accordi intercorsi col Capo di Gabinetto della locale Questura ed il P.M. di turno dei minori, disponeva agli operanti di affidare la minore alla signora Nicole MINETTI come si evince da regolare verbale di affidamento minore.

Si precisa che gli operanti, una volta stilato il verbale di affidamento della minore alla Nicole Minetti nelle modalità disposte, lo sottoponevano per lo firma alla Dott.ssa XXXXXX G., ma questa, su consiglio del Sost.to Comm.rio XXXXX, non lo firmava.

Si precisa che durante tutta la fase degli accertamenti e dei contatti con il PM dei minori il Dott. XXXXX continua a ricevere continue telefonate da parte del Capo di gabinetto, il quale chiedeva perché lo ragazza non fosse stato ancora rilasciata e sollecitava a provvedervi. Quindi terminati gli atti del caso, la minore in compagnia della MINETTI N. e della sua coinquilina lasciava gli uffici dello locale Questura, mentre questa unità operativa riprendeva regolare servizio di perlustrazione. Il tutto si riferisce per dovere d’ufficio.

lunedì 1 novembre 2010

Discorso agli ateniesi

Buona notte a tutti.
Di seguito voglio riportarvi delle parole che non sono di Paolo Rossi di qualche anno fa e per le quali, anche se non solo, fu bloccato il suo programma in RAI, ma sono leggermente più datate; sono parole di Pericle del 461 a.C. e forse sarebbe il caso di dargli un'occhiata e se proprio non ne potete fare a meno, anche di pensarci su.
Buona lettura e buon pensiero.

Discorso agli Ateniesi

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle, 461 a.C.

venerdì 29 ottobre 2010

Persona di cuore

Buona sera a tutti,
"persona di cuore" si è definito Berlusconi non "puttaniere" attenzione!
Una ragazza marocchina viene fermata dalla polizia con l'accusa di furto e il Presidente del Consiglio Silvio berlusconi che l'aveva avuta a casa per una festa non meglio specificata, chiama la questura tramite funzionari di palazzo Chigi, la fa rilasciare e addirittura la fa andare a prendere, giustificando questo con l'affermazione "sono una persona di cuore".
Sia che la ragazza fosse colpevole o meno del reato contestatole il premier ha, con decisione dittatoriale, impedito alla giustizia di fare quel per cui esiste. Questo si chiama abuso di ufficio che, canditamente, non si è cercato nemmeno di nascondere. "L'ho fatto perché sono una persona di cuore" è una dichiarazione di una gravità inaudita in un paese che dovrebbe essere democratico, mentre sarebbe una affermazione assolutamente pensabile in una dittatura. Il presidente del consiglio non può decidere di liberare una ragazza perché è buono, ne per nessun altro motivo (ad esempio legato al fatto che la ragazza non passa inosservata), e non può per legge non perché è inappropriato. Inappropriato è andare a "escort" che tradotto vuol dire puttane, non violare palesemente la legge e farlo perché ti senti il padrone del mondo.



La Domanda Sorge Spontanea: in un paese democratico qualcuno denuncerebbe il premier per questo reato?

Di seguito vi riporto la prima parte dell'articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it e in fondo troverete il link all'articolo completo.

A Milano indagati Lele Mora ed Emilio Fede. Quando la ragazza finì nei guai, intervenne palazzo Chigi. Da Acerra il premier dice: "Sono una persona di cuore, mi muovo per aiutare chi ha bisogno". La ragazza: "La mia verità manipolata. Coinvolte persone che mi hanno aiutato senza chiedere nulla"


articolo completo

mercoledì 27 ottobre 2010

Linguaggio distorcente

Buon giorno a tutti.
Ci sono momenti strani nella vita, nei quali ti rendi conto, così, improvvisamente, che qualcosa è cambiato: il tuo viso, gli atteggiamenti, le tue convinzioni, il tuo linguaggio. Questi tipi di evoluzioni avvengono solitamente in tempi lunghi, con una gradualità quasi stazionaria, ma prima o poi arriva un momento preciso, affilato, che divide nettamente il prima dal dopo e ti costringe a notare il cambiamento, che troppo spesso e per quanto tu possa sforzarti, non riesci a vedere in modo positivo. Uno di questi momenti mi ha aspettato al varco qualche giorno fa sbattendomi in pieno viso il cambiamento del linguaggio a cui siamo stati costretti da tecniche commerciali che, come se non bastasse il loro peso intrinseco sono state utilizzate anche in campo politico straripando furiosamente in un terreno che non s'aspettava l'inondazione e che non è stato in grado di assorbirla. La distorsione delle parole ha bagnato la nostra pronuncia e non sappiamo più esprimere il vero significato delle cose. Così la “guerra” diventa “missione di pace”, “magistratura” diventa “terrorismo di sinistra”, “destra” diventa “bene”, “sinistra” “male”, l'espressione delle partite di calcio: “forza italia” diventa un partito e la il nome della nazione perde anche la maiuscola, le “prostitute” diventano “escort” e per quanto ce ne siano poche in giro le vecchie Ford Escort, non sai più come chiamarle. La “libertà” diventa proprietà privata e chi non è da quella parte politica per contrapposizione diventa portatore insano di “illibertà”. “Dissentire” si accoppia a “terrorista”, e il partito del “fare” impedisce a chiunque altro di poter dichiarare che possono “fare” anche loro. Ed è questo continuo ed inesorabile assottigliamento del vocabolario che necessariamente indebolisce il pensiero. Poter chiamare le cose e le azioni con nomi appropriati ci rende liberi non solo di “dire”, ma di pensale quelle cose, rendendole atte ad un pensiero critico. Pensiero critico che avendo sempre fatto paura a chi vuole costruire un potere assoluto sugli altri viene scaraventato fuori dalla nostra vita con spallate consistenti e reiterate. E la cultura diventa incapace di sfamare mentre i diritti dei cittadini diventano negoziabili in funzione del profitto commerciale. É interessante pensare come i diritti di tutti sono stati di volta in volta nella storia soggetti a negoziazione in contrasto con cose sempre diverse, ma sempre appartenenti a pochi.

A proposito di queste poche riflessioni vi lascio al passaparola di Marco Travaglio

domenica 17 ottobre 2010

6 anni prigioniera nella jungla

Buona sera a tutti. Per chi non l'avesse letto e visto sul sito del fatto quotidiano, vi propondo un'intervista a Ingrid Betancourt sequestrata dalla FARC mentre correva per la presidenza nel suo paese, la COLOMBIA. La forza di questa donna e l'analisi di quel tempo è davvero un faro nella assurdità della violenza e una via profondamnete difficile percorsa spesso solo da chi nella nostra cultura chiamiamo "santi".
La Domanda Sorge Spontanea: come è possibile che questa donna non sia impazzita durante la sua carcerazione? Anzi, nell'intervista che segue, pare che la sua lucidità sia assoluta e rinforzata da quel tempo, per chiunque semplicemente oscuro, per lei rivelatore di significati profondi ed essenziali.


dal FATTOQUOTIDIANO.IT
Betancourt, la conquista della morte

L'attivista rapita dai guerriglieri delle Farc: "Non ho più paura di nulla. Ma non ho gioito quando ho saputo che uno dei miei carcerieri era stato ucciso"



Otto anni fa, mentre correva per la presidenza della Colombia, Ingrid Betancourt è stata sequestrata dalle Farc, “incatenata a un albero per il collo, ricoperta d’insetti, presa a botte con i calci dei fucili e trattata come una bestia”.

Ora racconta in un libro, Non c’è silenzio che non abbia fine (Rizzoli, 709 pagine, 21 euro), i suoi sei anni nella giungla, dove “si è obbligati a chiedere il permesso per mangiare, per andare in bagno, per parlare”.

Betancourt, pochi mesi dopo il sequestro ha saputo che suo padre era morto leggendo un giornale dimenticato nell’accampamento. Si possono davvero superare il dolore, la rabbia e la frustrazione per quello che ha subito?
Frustrazione e rabbia è possibile. Non il dolore, perché dimenticare è molto difficile.
E perdonare?
Io l’ho fatto. Non volevo che i miei aguzzini mi trasformassero in un animale. Ho deciso che il giorno in cui mi avrebbero liberata volevo essere davvero libera: e l’odio è una prigione, l’ennesima catena.
Due settimane fa uno dei suoi carcerieri – Mono Jojoy, tra i principali leader delle Farc – è stato ucciso. Come ha reagito alla notizia?
Era uno dei più crudeli. Mi sono sorpresa perché non ho sentito alcuna gioia, non ho provato nulla. Ho pensato: ce l’ho fatta.
Nel libro dice che ha accettato serenamente l’idea di morire. È così?
Sì e non essere più atterriti da quella paura è stata un’enorme conquista. È successo dopo cinque anni di prigionia: ero molto malata, non avevo medicine e le Farc mi ignoravano. Ho pensato che la mia morte fosse imminente. E ho capito che era la mia opzione migliore.
Nonostante i suoi figli e sua madre che l’aspettavano?
Soprattutto per loro. Non avrei più sofferto, avrei raggiunto mio padre e liberato la mia famiglia dall’incubo della mia prigionia, dal dovere di aspettarmi. La loro vita si era fermata per colpa mia: sarebbe stato un bene per tutti.
Ora ha di nuovo qualcosa da perdere. Le è tornata la paura di morire?
No, non sento più alcun tipo di paura.
È quasi innaturale per un essere umano.
Per oltre sei anni la morte era sempre vicina a noi, eravamo costretti a metterla in conto ogni giorno. All’inizio ero paralizzata dal terrore ma a un certo punto si accetta tutto, anche quello.
Lei scrive: “Dio non esiste, e se esiste è un mostro”. Ha perso la fede nella giungla?
Quando mio padre è morto ho pensato che se esistesse un Dio buono non avrebbe mai permesso che io non fossi al suo capezzale. Riflettevo: posso onestamente credere che Dio esista?
Cos’ha concluso?
Il tempo passava e ho capito che è stata una benedizione che mio padre fosse morto così presto: non ha dovuto soffrire noi. Dio non poteva non esistere.
Quando l’hanno liberata, il 2 luglio 2008, un giornalista le ha chiesto se lei o altri ostaggi aveste subito abusi sessuali. Ha risposto: “Ci sono cose che devono restare nella giungla”.
Ho deciso di dire il necessario per essere capita. Ma penso che non bisogna parlare di tutto. E che era importante rispettare gli altri, raccontando solo la mia esperienza.
Cosa l’ha tenuta in vita?
Per colpa dei terroristi ho perso la mia casa, mio marito, il mio lavoro. Tutto. L’unica cosa che non volevo perdere era il mio essere madre. I miei figli sono stati la mia speranza. E quando sono tornata, anche la mia vera ossessione: volevo riuscire a essere madre ancora.
È riuscita a recuperare il rapporto con loro?
No. Era impossibile: ho lasciato dei bimbi e ho ritrovato due adulti. Ho dovuto costruire un rapporto tutto nuovo.
Si sono arrabbiati con lei perché è stata sequestrata?
Nonostante l’amore, erano furiosi. Non con me, con la vita. Volevano che capissi che anche loro avevano sofferto, forse più di me. Poi ci siamo detti: basta, andiamo avanti.
Quante persone sono ancora in mano alle Farc?
In tutto il Paese ci sono oltre tremila ostaggi sotto sequestro delle Farc, dei paramilitari o dei delinquenti comuni.
Lei ha fatto causa per 6,8 milioni di dollari allo Stato colombiano. Perché?
In Colombia è previsto un compenso per le vittime di terrorismo. Ma il governo ha presentato la mia richiesta come se fosse un’accusa verso i soldati che mi avevano liberata.
Temono che lei possa candidarsi di nuovo ?
Sì: ero diventata troppo popolare, mi avrebbero attaccato a prescindere, con ogni scusa. La mia famiglia e io siamo stati trattati come criminali da lapidare.
E ci tornerà, in politica?
Non sono pronta, mi fa schifo.
Molti colombiani sono arrabbiati con lei per la richiesta di risarcimento.
Quella è una società guasta. Pensano in modo ‘politicamente corretto’, che nel mio Paese significa credere ciecamente a ciò che dice il governo. Poi c’è il rapporto col denaro. La gente è avida, sempre pronta a puntare il dito quando si parla di soldi. Ma né per quella cifra, né per dieci o cento volte di più tornerei nella giungla. Quei soldi non mi ridaranno mio padre, né gli anni che ho perso senza la mia famiglia incatenata a un albero.
Crede che la sua gente abbia dimenticato quello che ha passato?
Possono provare compassione quando sanno che stai morendo nella giungla, ma non quando ne sei fuori. La compassione sparisce. Roba da malati.

giovedì 14 ottobre 2010

Forza del Sud e lo Sforzo dei Giudici

Questi Giudici di sinistra proprio non la voglio smettere di farsi i fatti del megapresidente Berlusconi, e la cosa incredibile è che sono sempre diversi, di diverse procure, tutte sotto il controllo di schifosi comunisti, quindi
La Domanda Sorge Spontanea: perché cari giudici non vi fate saltare in aria da soli senza che dobbiamo fare scomodare la Mafia o i servizi segreti o entrambi?

dal sito del Fatto Quotidiano
La nuova formazione politica vicina al Cavaliere si chiama Forza del sud. Nasce da un'idea del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè. Il partito sarà presentato il prossimo 30 ottobre. Ma già iniziano i guai giudiziari. Michele Cimino e Franco Mineo sono, infatti, indagati dalla magistratura per i loro presunti legami con Cosa nostra. Un bel guaio per Miccichè, visto che i due rappresentano le principali stampelle elettorali, potendo garantire al neopartito migliaia di preferenze tra Agrigento e Palermo

domenica 3 ottobre 2010

Libertà di Internet e Banda Armata: cos'è buono e cosa no

Che le contraddizioni siano di casa nelle scelte del governo è cosa a cui siamo oramai abituati, anzi qualcuno si potrebbe sentire spiazzato da atti coerenti nelle idee e nei fatti. Insomma un bel "fai quel che dico, ma non fare quel che faccio" è l'indottrinamento cardine del nostro popolo è se qualcuno lo tradisse ci sentiremmo tutti traditi. Ma oggi ci sono due fatti, e non una dichiarazione e un fatto, che fanno a cazzotti nella normale indifferenza e ignoranza, inflitta o auto-inflitta, dei cittadini:
1) dopo il presunto attentato a Bel Pietro, Maroni, non ancora individuato l'esecutore materiale, individua con grande faciltà l'ispiratore dell'atto: Internet. O meglio la troppa libertà dei sui contenuti che creerebbero un clima di violenza e di intolleranza verso il pensiero libero di alcune persone. Quindi c'è la necessità, sempre per il ministro Maroni, di controllare i contenuti di Internet, ovvero di limitare la libertà di espressione di milioni di persone per garantire quella di alcuni a capo di giornali legati al governo.
2) Il Dl 15.3.2010 n. 66 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 maggio col titolo “Codice dell’Ordinamento Militare” comprende 1085 norme e, fra queste, la numero 297, abolisce il “Dl 14.2.1948 n. 43”: quello che puniva col carcere da 1 a 10 anni “chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici” e si organizzano per compiere “azioni di violenza o minaccia”.
In parole semplici in Italia non sarà più reato formare bande armate, con buona pace da un lato dei leghisti che avendo formato una formazione paramilitare denominata “Guardia Nazionale Padana”, con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, non saranno più condannabili (c'è un processo in corso per questo reato) e dall'altro di tutti quei cittadini (sia che abbiano votato o no Berlusconi) che pensavano che le armi in Italia le portassero solamente le forze dell'ordine, i cittadini onesti con un porto d'armi e i malviventi.

Mettendo assieme le due notizie, per il nostro meraviglioso governo: limitare la libertà di espressione in Internet e dare la possibilità di "promuove, costituire, organizzare e dirigere associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici" sono due strade parallele che elimineranno il clima di violenza.

Gli articoli:
Attentato a Bel Pietro
La banda armata non è più reato

sabato 2 ottobre 2010

Magistratura: associazione a delinquere. Mangano: eroe

Buon giorno a tutti.
Ragioniamo su due affermazioni di Silvio Berlusconi

Berlusconi: "Bisogna chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi per dire se all'intero della magistratura c'è, come credo io, un'associazione a delinquere; questo è il grave, grande problema che incombe sulla nostra politica e sul nostro Paese"
Berlusconi: "Vittorio Mangano è un eroe. Perchè avrebbe potuto parlare e non lo ha fatto"
La Domanda Sorge Spontanea: da queste due dichiarazioni possiamo ricavare le seguenti considerazioni?
1) Le presunte associazioni a delinquere nella magistratura sono mal viste dal premier
2) La mafia, nelle vesti di quello che è stato sicuramente un suo membro rappresentativo, è ben vista dal premier, ma non solo. Il mafioso Vittorio Mangano viene definito da Berlusconi EROE e il suo atto di eroismo risiederebbe nell'arte dell'omertà.
Se possiamo fare tali considerazioni senza paura di aver commesso un illecito logico, la domanda che sorge immediatamente dopo è la seguente (e la rivolgo a tutti voi): Berlusconi è l'uomo adatto, con il suo pensiero, i suo ideali, le sue convinzioni, la sua capacità nel definire il bene e il male a governare un paese che dovrebbe essere democratico? Insomma, anche se tante volte in forme diverse questa domanda è stata posta in questo blog, cari italiani siete proprio sicuri che avere un fan di Mangano a capo del governo italiano sia una cosa buona?

Ricordiamo poi che è stata riaperta un'inchiesta su Berlusconi e Dell'Utri come mandanti occulti delle stragi di mafia del 1992 ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ora provata o non provata un'accusa del genere dovrebbe portare un premier a dimettersi, andare in tribunale subire un processo e poi quando venisse scagionato tornare alla politica, sicuramente più forte e pulito di prima.
Sarebbe un comportamento democratico di un cittadino di un paese dove la giustizia è uguale per tutti o no?
Qualcuno potrebbe dire che questi potrebbero essere mezzi oscuri per sollevarlo dal suo incarico istituzionale e che potrebbero essere usati contro chiunque. Ebbene no. Non mi risulta, infatti, che contro altre personalità importanti contro le quali si sia cercato di scoprire scheletri nell'armadio si siano fatte accuse di questa portata. Sul presidente della camera Fini, ad esempio, che certamente non apprezzo per i suoi passati ideali politici, non si è trovato altro che una casa di 55 mq a Montecarlo che Alleanza Nazionale avrebbe venduto a delle società Off Shore, che non sono neanche di Fini, ma del suo quasi cognato (perchè fratello della compagna) Giancarlo Tulliani. Quindi a ben vedere non sempre si trovano accuse per mafia, stragi, corruzzione disponibili per eliminare un avversario politico.

martedì 21 settembre 2010

Le sabbie mobili di Berlusconi - Marco Travaglio

Buon giorno a tutti, oggi vi propongo l'ultimo "passaparola" di Travaglio nel quale tra le altre notiziole di cui non si occupa praticamente nessun giornale o televisione vi è quella che Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri sono ancora indagati per Mafia e lo saranno ancora per un anno intero anche, tra le altre cose, come mandanti oscuri delle stragi del '92 (Falcone e Borsellino). Ora indipendentemente dall'esito delle indagini e del processo, se mai ci sarà, è inaccettabile che nessuno ne parli. I magistrati si sono visti concessi altri 12 mesi di indagine e questo non avviene se non ci sono elementi che giustifichino l'indagine stessa. Allora La Domanda Sorge Spontanea: è possibile che di questo non si parli ma che si continui a lobomotizzare le persone con notiziole preconfezionate per IMBECILLI?

giovedì 9 settembre 2010

Una DESTRA vecchio/nuova

Ben Tornati!
Oggi vi propongo due video da vedere. Il primo è quello dell'intervento del Presidente della Camera Fini a Mirabello, atteso da molto, in cui pare designarsi la prospettiva di una destra vecchio/nuova più simile a quella del vecchio MSI (ci mancava un po' di "sano" fascismo) che a quella Berlusconiana, che ad essere precisi non è definibile come "destra" ne come null'altro che abbia a che fare con la politica, ma molto più con i fatti giudiziari e le aziende del premier. Il secondo video, anche per riprendere una buona abitudine è Passaparola di questa settimana che parla dell'intervento di Fini e della contestazione alla seconda carica dello Stato Schifani da parte di un gruppo di persone che forse con troppa foga gli hanno dato del mafioso. Ora è bene sapere che c'è un'inchiesta in corso su Schifani per mafia di cui non si è parlato affatto sui giornali italiani tranne che sull'Espresso e sul Fatto Quotidiano. Questo vuol dire che quelle persone, che ripeto forse con troppa foga ed impeto, chiedevano e parlavano non di cose inventate, ma di fatti dei quali si stanno cercando riscontri giudiziari.
Buona visione a tutti e continuiamo a porci Domande.

FINI A MIRABELLO


PASSAPAROLA DI MARCO TRAVAGLIO

mercoledì 4 agosto 2010

PeaceReporter - Come e perché siamo in guerra

articolo dal sito Peace Reporter (http://it.peacereporter.net) di Maso Notarianni, 29 luglio 2010

Ieri altri due italiani sono morti in Afghanistan. Saltati in aria mentre cercavano di disinnescare un ordigno esplosivo collocato ai bordi di una strada. Due giorni prima Wikileaks ha pubblicato un corposo dossier in cui, tra le altre cose, si dice (fonte Esercito degli Stati Uniti) che gran parte degli ordigni esplosivi usati dai talebani sono costruiti utilizzando delle mine anticarro di produzione italiana riadattate. Nessuno ci dirà mai se questi due ragazzi morti in Afghanistan (e gli altri uccisi negli anni scorsi) siano stati colpiti dal made in Italy. Da quanto si legge, almeno uno dei nostri Lince è stato colpito con mine italiane.
Tra qualche giorno, il 2 o il 3 agosto, il Senato della Repubblica italiana approverà (ne siamo certi) il rifinanziamento della missione militare in quel Paese. Una missione che da quasi dieci anni tutte le forze politiche hanno contribuito a sostenere, salvo i ripensamenti di quest'ultima ora. Andremo a spendere, nei prossimi sei mesi, circa 65 milioni di euro al mese. Dal 2004 gli italiani uccisi sono 29. In totale i miitari stranieri uccisi sono quasi 2000.

Cosa si possa fare, in Italia o anche in Afghanistan, con 65 milioni di euro, è facile immaginarlo. Scuole, pensioni, stipendi, asili da noi o laggiù sarebbero certamente più utili a farci vivere più tranquilli, visto che qui siamo messi male grazie alla crisi e laggiù - oramai lo dicono anche i militari - è più utile una scuola o una fabbrica o un ospedale per combattere un "terrorismo" che si nutre della disperazione e della miseria.

E a proposito di ospedali, oggi riapre l'ospedale di Emergency a Lashkar-gah. Sempre nei dossier di Wikileaks si parlava di una ong italiana che ha un ospedale e che è diventata insufferable, insopportabile, (GUARDA) al governo degli Stati Uniti. Il cablo è del 2007. E l'Ong italiana è decisamente Emergency. Che per l'ospedale spende meno di un milione e mezzo di euro all'anno. E' una buona notizia. Sia ovviamente per i feriti di questa guerra (che siano civili, militari afgani o talebani poco importa) che potranno di nuovo essere curati gratuitamente e in un ottimo ospedale, sia per noi che siamo qui, che potremmo ricominciare a sapere una minima parte degli effetti di questa devastante guerra. Emergency potrà ricominciare ad essere insopportabile.

Sarebbe bello che dossier come quelli di Wikileaks ma anche gli articoli di PeaceReporter fossero più conosciuti.Questa mattina ho sentito su Rai1 una serie di "inviatoni" di grandi testate sostenere che le notizie date da Wikileaks erano ampiamente state raccontate da loro, dalle loro televisioni e dai loro giornali. Si chiama "disinformatia": quei documenti sono talmente esplosivi che adesso tutti si devono concentrare in una difficile opera di demolizione. Ma noi sappiamo che non è vero: di quelle cose pochissimi hanno parlato. E tra quei pochissimi PeaceReporter e Emergency, che per questo è diventata insufferable. Perché se si raccontasse quel che succede, magari gli italiani comincerebbero a chiedersi - a chiedere soprattutto - perché dobbiamo spendere vite umane e soldi in una guerra inutile. Inutile come tutte le guerre, ma questa volta a dirlo sono i militari.

Per il disastro di Afragola, la Regione Campania stanzia solamente 30mila euro

da ilfattoquotidiano.it di Vincenzo Iurillo del 3 agosto 2010

Questa la cifra stanziata per risarcire i familiari delle tre vittime decedute dopo il crollo di una palazzina nel paese in provincia di Napoli

Il capogruppo del Partito socialista europeo Gennaro Oliviero l’ha definito per quel che è: “Un atto di carità”. Si riferisce ai 30mila euro stanziati dal consiglio regionale della Campania a guida Pdl per i familiari delle vittime del crollo della palazzina di Afragola, in provincia di Napoli, e ha ragione. La delibera e l’irrisorietà della cifra sono una delle risposte sbagliate od omesse alle domande emerse insieme alle macerie che hanno divorato tre vite durante una notte di mezz’estate.

Di fronte a una tragedia annunciata da mille segnali premonitori, in una città groviera con il sottosuolo zuppo di infiltrazioni d’acqua e un patrimonio immobiliare fatiscente e devastato dagli abusi, la Regione avrebbe dovuto reagire con uno scatto d’orgoglio: interrogarsi sulle ragioni dello sfascio urbanistico, avviare un serio dibattito sui fondi europei inutilizzati (31 milioni solo ad Afragola), studiare iniziative legislative per il risanamento dell’edilizia privata e per la messa in sicurezza del sottosuolo, decidere di monitorare e mappare immediatamente lo stato di risanamento dei costoni, in una Campania che trema di paura durante ogni pioggia più intensa del solito.

Per chi ha memoria cortissima: il 10 novembre scorso un’alluvione a Ischia ha spezzato l’esistenza di una ragazzina di 15 anni; il 2 gennaio ad Atrani un pezzo di costone è precipitato su uno dei più rinomati ristoranti della costiera amalfitana, uccidendo sul colpo lo chef che si stava preparando alla giornata di lavoro; il 24 aprile un edificio diroccato e abbandonato della periferia di Napoli è crollato uccidendo due persone che non avevano un posto migliore dove trascorrere la notte. E si tratta solo della cronaca più recente. La storia è anche peggio. A cominciare dai 4 morti sotto la frana che travolse la statale sorrentina a Castellammare di Stabia al termine di una giornata di pioggia ininterrotta del gennaio di 13 anni fa. A pochi metri da lì ora sorge un albergo sul mare. Costruito grazie a una deroga al piano urbanistico territoriale.

Ma le tragedie all’ombra dei Vesuvio suscitano solo reazioni emotive. Che, per definizione, variano da caso a caso. Il consigliere Idv Nicola Marrazzo, durante una pausa della seduta consiliare, ha commentato così lo stanziamento di 30mila euro: “Forse costa di più pagare gli straordinari dei dipendenti necessari a far svolgere il dibattito”. Esagera, certo, ma tocca il nervo scoperto di una Regione Campania che di fronte a tragedie come questa allestisce una parata solo per elargire un’elemosina. E creando un pericoloso precedente sui morti di serie A e serie B – non si ricordano stanziamenti per altre incolpevoli vittime di frane e alluvioni. Esiguità della cifra a parte, peraltro rimediata attraverso un’acrobazia di bilancio (se si fossero tassati 1000 euro a testa, si sarebbe ottenuto il doppio), il parlamentino della Campania ha buttato via in extremis la possibilità di dare un significato duraturo alla seduta, bocciando l’emendamento che istituiva un fondo di un milione di euro per tutte le vittime di calamità. Non solo quelle di Afragola.

lunedì 2 agosto 2010

Bologna, trent'anni dalla strage


Nessun ministro presente, nessun sottosegretario, nessuno, se non il Prefetto Tranfaglia alla commemorazione dei 30 anni della strage della stazione di Bolgna. L'anno scorso il ministro Bondi fu fischiato perché tutti i pezzi del puzzle di questa strage non sono al loro posto. Ci sono stati tre condannati, ma non ancora si sa tutto, è un segreto di Stato. Per evitare altri fischi, altre domande lecite dei cittadini, i cittadini che dovrebbero essere l'unico vero Stato, non ci sarà nessun rappresentante del governo a questa commemorazione, come non c'è stato nessuno alla commemorazione della strage di Via D'Amelio. Il governo è impegnato a tempo pieno ad evitare il collasso dopo la separazione da Fini, a fare i suoi giochi di potere, a proteggere onorevoli indagati, ad attaccare la magistratura, a mantenere attiva il più possibile la Dittatura truccata da Democrazia. Oggi il Governo non governa, fa i suoi comodi, imbianca i muri delle stazioni sporche di sangue, in silenzio, nella notte, per far in modo che al mattino chi guardi non trovi nulla che gli ricordi le tragedie. Ma le tragedie e il sangue sono indelebili e non basta nasconderle dietro un velo di menzogna ed omertà per farle sparire per sempre.

venerdì 30 luglio 2010

L'Opera dei Pupi perde una marionetta

Ad aprile ho già parlato ampiamente dello scontro tra Berlusconi e Fini, o se preferite tra quelli che ho definito "il Dittatore" e "il Fascista Smemorato". Ieri sera Berlusconi ha preso le redini in mano violentemente e ancora una volta il suo animo dittatoriale ha vinto sulla falsa facciata democratica. Il Dittatore ha detto:"non sono più disposta ad accettare il dissenso" che letto con un minimo di onestà intellettuale vuol dire "non sono più disposto ad accettare voci che non siamo la mia". E così ancora una volta il partito della libertà si dimostra un inesistente involucro di burattini che non possono in alcun caso pensare e parlare con la propria testa, punizione: non far più parte dell' Opera dei Pupi.
Fini verso le 15:00 ha replicato:"Io non mi dimetto da presidente della camera... Ieri è stata scritta una brutta pagina nel centro destra... la legalità deve essere rispettata assieme alle regole... non si deve confondere garantismo con impunità."
Indipendentamente dagli ideali politici non posso non concordare con Fini al quale in ogni caso rinnovo la mia critica di sapere già chi fosse e come la pensava Berusconi da molti anni e di essersi in ogni caso fatto attaccare i fili da marionetta mettendo da parte i suoi ideali per lungo tempo, ideali che non condivido, ma che in ogni caso avevano una collocazione filosofica e storica precisa e che si portavano dietro le conseguenze del proprio essere, a differenza degli inconsistenti e demagogici pseudo-ideali Berlusconiani basati sul potere personale e sull'idea della Dittatura mascerata da Democrazia, fondati sulla abissale retorica nascosta nella parola libertà.

venerdì 23 luglio 2010

Dittatura Democratica

Il Partito Della Libertà ha animo dittatoriale. L'ha sempre avuto sia per nascita che per evoluzione. Non è permesso avere idee diverse da quelle del Grande Capo. Ci hanno raccontato che al suo interno si discute, ma che alla fine ci si presenta con un'unica voce perché questo fa un partito coeso. E questo è l'obiettivo a cui qualunque soggetto politico tende, ma le difficoltà sono molte, o lo dovrebbero essere. La “discussione”, per definizione, porta in se una divergenza di vedute, altrimenti non avrebbe ragione di esistere. Si cerca, questo si auspica, di trovare un punto di contatto, di sovrapposizione, dal quale partire per arrivare alla soluzione migliore. Nel caso del Pdl la soluzione finale è quella che vuole Berlusconi. Ora le possibilità sono solamente due: o Berlusconi fa sempre la scelta migliore, alla quale infine tutti si piegano, oppure tutti si piegano e basta, perché non c'è mai stata la possibilità reale di una discussione. La prima ipotesi è chiaramente falsa e questo non perché lo dica io, ma perché lo dice lo stesso Berlusconi che smentisce, ritratta, rinnega le sue stesse scelte continuamente, solo perché in quel preciso momento una nuova via gli sembra più adatta ai suoi scopi, che in nessun caso coincidono con quegli degli italiani se non nella propaganda. Berlusconi non ha mai avuto il coraggio delle proprie decisioni e ancor meno delle proprie dichiarazioni. Lui cambia con il vento, cambia le carte in gioco in modo che il suo potere, indipendentemente dai mezzi utilizzati, possa crescere. Ha identificato i suoi acerrimi nemici nella stampa libera e nella magistratura. Quest'ultima tenta di tanto in tanto, e con i mezzi che ha, e che si riducono sempre più, di portarlo in tribunale per una serie di serissime accuse sulle quali bisogna far luce, cercare risposte. E la risposta è sempre la stessa ed oramai si usa nelle discussioni tra amici come modo di dire, come fosse uno scherzo: “è tutta colpa dei giudici comunisti!”. Invece non è uno scherzo, non c'è da ridere c'è da indignarsi, arrabbiarsi. Le cose che stanno venendo fuori, nonostante tutti i tentativi di depistaggio, di insabbiamento, di omertà, sono che politici, giudici (non di area comunista), giornalisti, imprenditori, ma anche militari, servizi secreti, società massoniche segrete (Propaganda 2), hanno tramato dietro le quinte del potere, decidendo chi doveva essere messo in un preciso posto delle istituzioni per gestire processi, appalti, trattative Stato-Mafia, potere. Per decidere chi doveva vivere e chi morire. Il come è il quando della nostra vita.
La nostra è una dittatura silenziosa, che copre le sue sembianze di creatura malvagia, vestendo i panni rassicuranti della democrazia. Ma quella creatura ogni tanto dice che quella veste le sta stretta che forse si dovrebbe aggiustare un po', che non le da la capacità di movimento necessaria per fare quel che è necessario per il bene del Paese; quell'indumento tanto ingombrante e restrittivo è la Costituzione Italiana, ed una squadra di “sarti” sono già pronti con i loro strumenti per prendere le nuove misure della “nostra libertà”.

lunedì 19 luglio 2010

19 Luglio, 18 anni dopo

Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Paolo Borsellino. I primi 5 nomi sono rimasti nelle nostre orecchie per poco tempo, troppo poco. Sono stati elencati dopo la loro morte e classificati come la scorta di Paolo Borsellino.
Era il 18 Luglio del 1992 e faceva un gran caldo in Via D'Amelio a Palermo, nel pomeriggio arrivano due auto, scendeno alcuni agenti e subito dopo di loro il giudice. Poi un'altra bomba dopo quella di Capaci, ha fatto sentire il suo grido di morte. Il giudice Giuseppe Maria Ayala, arrivato pochissimo tempo dopo, quando ancora le forze dell'ordine ed i vigili del fuoco non avevano iniziato a "ripulire" la zona, inciampa in qualcosa, non cade, recupera l'equilibrio a stento e guarda; era il tronco del suo amico e collega Paolo Borsellino, un tronco senza più rami. I pezzi dei corpi erano ovunque, le fiamme ancora alte riempivano di nero fumo l'aria, i polmoni e l'animo di chi arrivava. "Non c'è più speranza... è finito tutto!" aveva detto il magistrato Antonino Caponnetto. Oggi sono passati 18 anni. quelle persone non ci sono più, tutte facevano il loro dovere per la comunità chiamata Stato in cui credevano. Oggi parte di quello stesso Stato si sta scoprendo essere stato tra i carnefici, e tutto sembra perdere senso, questo avviene sempre quando si è traditi e quello fu un tradimento. Ma più grave e che sono serviti 18 anni per iniziare a scoprirlo: persone, probabilmente coinvolte sono ancora in posti chiave delle istituzioni, e sempre meno di noi "cittadini" si indignano, ma come saltando a piè pari pezzi di una canzone di De Andrè e modificandola un po' "gettiamo la spugna senza nemmeno gran dignità".