Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Paolo Borsellino. I primi 5 nomi sono rimasti nelle nostre orecchie per poco tempo, troppo poco. Sono stati elencati dopo la loro morte e classificati come la scorta di Paolo Borsellino.
Era il 18 Luglio del 1992 e faceva un gran caldo in Via D'Amelio a Palermo, nel pomeriggio arrivano due auto, scendeno alcuni agenti e subito dopo di loro il giudice. Poi un'altra bomba dopo quella di Capaci, ha fatto sentire il suo grido di morte. Il giudice Giuseppe Maria Ayala, arrivato pochissimo tempo dopo, quando ancora le forze dell'ordine ed i vigili del fuoco non avevano iniziato a "ripulire" la zona, inciampa in qualcosa, non cade, recupera l'equilibrio a stento e guarda; era il tronco del suo amico e collega Paolo Borsellino, un tronco senza più rami. I pezzi dei corpi erano ovunque, le fiamme ancora alte riempivano di nero fumo l'aria, i polmoni e l'animo di chi arrivava. "Non c'è più speranza... è finito tutto!" aveva detto il magistrato Antonino Caponnetto. Oggi sono passati 18 anni. quelle persone non ci sono più, tutte facevano il loro dovere per la comunità chiamata Stato in cui credevano. Oggi parte di quello stesso Stato si sta scoprendo essere stato tra i carnefici, e tutto sembra perdere senso, questo avviene sempre quando si è traditi e quello fu un tradimento. Ma più grave e che sono serviti 18 anni per iniziare a scoprirlo: persone, probabilmente coinvolte sono ancora in posti chiave delle istituzioni, e sempre meno di noi "cittadini" si indignano, ma come saltando a piè pari pezzi di una canzone di De Andrè e modificandola un po' "gettiamo la spugna senza nemmeno gran dignità".
lunedì 19 luglio 2010
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