Buon giorno a tutti, oggi ho deciso di pubblicare una ricostruzione della condanna di primo grado al senatore Marcello Dell'Utri. La ricostruzione è stata pubblicata su Il Fatto Quotidiano a cura di Travaglio e Gomez, che ancora una volta fanno un lavoro preciso sui fatti, mettendo, com'è giusto considerazioni proprie di tanto in tanto. In ogni caso tutte le parti virgolettate sono riportate direttamente dagli atti giudiziari. Di seguito riporto solo la prima parte su un incontro che ci sarebbe stato tra Berluscono Dell'utri e il capomafia Stefano Bontate, tutto il resto lo potete scaricare in formato PDF dal link alla fine assieme al link della sentenza completa.
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Condanna di primo grado al senatore Marcello Dell'Utri.
Ricostruzione fatta Marco Travaglio e Peter Gomez su “Il Fatto quotidiano”
L'11 Dicembre 2004, dopo sette anni di processo, il Tribunale di Palermo condanna il senatore Marcello Dell’Utri a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa assieme all’amico Gaetano Cinà (6 anni per associazione mafiosa). La sentenza è emessa dalla Seconda Sezione: presidente Leonardo Guarnotta, giudici estensori Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari. Il 5 luglio 2005, i giudici depositano le motivazioni: la sentenza più pesante mai pronunciata da un tribunale su un parlamentare in carica.
1 Vertice Berlusconi – Bontate
Silvio Berlusconi, milanese, classe 1936, e Marcello Dell’Utri, palermitano, classe 1941, dicono di essersi conosciuti alla Facoltà di Legge dell’Università Statale di Milano nel 1961. Dell’Utri diventa il segretario di Berlusconi. Ma nel 1965 si trasferisce a Roma, dove dirige un centro sportivo dell’Opus Dei. E nel 1967 torna a Palermo, dove dirige l’Athletic Club Bacigalupo, squadra di calcio della borghesia palermitana, dove dice di aver conosciuto il giovane mafioso Vittorio Mangano, nonché Gaetano Cinà detto Tanino, titolare di una lavanderia e di un negozio di articoli sportivi nel quartiere Malaspina, considerato dai giudici un mafioso anche lui (è imparentato tramite la moglie con i capi della mafia dell’epoca: Stefano Bontate e Mimmo Teresi). Il tribunale descrive Mangano come un uomo di “particolare caratura criminale”, con una “fitta trama di rapporti con personaggi di spicco di Cosa Nostra operanti nel milanese”. E spiega che Mangano arriva ad Arcore per proteggere la famiglia Berlusconi dai sequestri di persona, allora frequentissimi. Lo raccontano decine di pentiti e lo conferma persino un testimone oculare: l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, molto conosciuto negli ambienti della Palermo bene perché proprietario di celebri locali notturni: “Di Carlo ha riferito dei buoni rapporti di amicizia intrattenuti nel tempo con Cinà. […] Tramite Cinà aveva avuto modo di conoscere Dell’Utri, presentatogli amichevolmente dal Cinà nei primi anni '70 in un bar vicino al negozio gestito dallo stesso Cinà [...] A breve distanza dalla sua presentazione a Dell’Utri, il collaborante aveva incontrato a Palermo il Cinà, mentre questi era in compagnia di Stefano Bontate e di Mimmo Teresi. Dovendo tutti recarsi a Milano nei giorni successivi, proposero di incontrarsi nella città lombarda e si diedero appuntamento negli uffici che Ugo Martello aveva in via Larga, nei pressi del Duomo di Milano. Dopo avere pranzato insieme in un ristorante, a Di Carlo venne proposto di accompagnarli a un incontro che avrebbero avuto di lì a poco con un industriale, tale Silvio Berlusconi, e con Dell’Utri. [...]”.
Ecco il racconto di quell’incontro dalla viva voce di Di Carlo: “A venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati. Una stretta di mano, con Tanino si è baciato, con gli altri si è baciato, con me no [...]. Con il Grado (il mafioso Nino Grado, ndr) che si conosceva bene hanno avuto battute di scherzo. Si è baciato anche con Stefano Bontate [...]. Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti... Certo non era quello di adesso senza capelli, aveva i capelli, era un castano chiaro, maglioncino a girocollo, una camicia sotto, un pantalone jeans, sportivo era comunque. [...] Tant’è che alla fine Cinà dice: “Stamattina... hanno fatto un’ora come le donne a truccarsi, a pitturarsi... Bontate e Teresi sembrava a chi dovevano incontrare, e quello è venuto in jeans e maglioncino!” [...]. Ci hanno offerto il caffè e quando arriva Berlusconi cominciano a parlare di cose più serie. Lavoro, ognuno che attività faceva. Teresi stava facendo due palazzi a Palermo: “Lei dottore sta facendo una città intera”. E lui: “Non c’è molta differenza... organizzare un’amministrazione, curarne due o curarne 20 [...]”. Berlusconi ha fatto 10 - 20 minuti di parlare, ci ha dato una lezione economica e amministrativa, perché aveva in costruzione una città 2, come chiamavano Milano 2”.
I giudici proseguono: “Durante l’incontro venne affrontato anche il discorso della 'garanzia’ e Bontate rassicurò il suo interlocutore valorizzando la presenza al suo fianco di Dell’Utri e garantendo il prossimo invio di 'qualcuno’ ”.
Di Carlo spiega: “A Milano succedevano un sacco di rapimenti, perché quando c’era Liggio fuori, quello aveva intenzione di portarsi tutti i soldi del nord a Corleone [...]. Aveva ragione Berlusconi di essere preoccupato [...]. Hanno detto che lui aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo, avrebbe voluto una garanzia [...]. Berlusconi ha detto a Stefano: “Marcello m’ha detto che lei può garantirmi questo e altro”. Allora Stefano ha detto: “Lei può stare tranquillo: se dico io può stare tranquillo, deve dormire tranquillo, lei avrà persone molto vicine che qualsiasi cosa lei chiede avrà fatto e lei [...] rassicurandolo. Poi c’ha un Marcello qua vicino, per qualsiasi cosa si rivolge a Marcello [...] perché Marcello è molto vicino a noialtri” [...]. Noi di Cosa Nostra prima minacciavamo e poi ci andavamo a fare la garanzia, era una cosa normale in Cosa Nostra, altrimenti che bisogno ha uno di chiedere?”
Dunque ci fu – scrivono i giudici – “una richiesta di protezione al Bontate”. Ma Bontate fece una “proposta a Berlusconi, a conferma delle aspettative che il capo di Cosa Nostra riponeva in questo primo contatto”.
Di Carlo: “Bontate ci ha detto” (a Berlusconi, ndr): “Ma perché non viene a costruire a Palermo, in Sicilia?”.
Pm: Che cosa venne risposto?
Di Carlo: Con una battuta, un sorriso sornione: “Ma come, debbo venire proprio in Sicilia? Ma come, qua i meridionali e i siciliani ho problemi qua, e debbo venire...?”. E Stefano ci ha detto: “Ma lei è il padrone quando viene là, siamo a disposizione per qualsiasi cosa”. Berlusconi anche lui alla fine ci ha detto che era a disposizione per qualsiasi cosa: lo dicevano a Marcello [...]. Bontate ebbe una buonissima impressione”.
Ricostruzione Prima sentenza Dell'Utri in PDF
Sentenza Completa Dell'Utri in PDF
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