Il punto di partenza del blog è la Necessità del Pensiero.
La libertà di pensare, di cercare risposte. Il diritto di indignarsi e di stupirsi della stupidaggine e gridare delle ingustistie. Ma sopra ogni cosa il punto di partenza risiede nella possibilità di porre domande, quindi..........
LA DOMANDA SORGE SPONTANEA
Buona sera a tutti, "persona di cuore" si è definito Berlusconi non "puttaniere" attenzione! Una ragazza marocchina viene fermata dalla polizia con l'accusa di furto e il Presidente del Consiglio Silvio berlusconi che l'aveva avuta a casa per una festa non meglio specificata, chiama la questura tramite funzionari di palazzo Chigi, la fa rilasciare e addirittura la fa andare a prendere, giustificando questo con l'affermazione "sono una persona di cuore". Sia che la ragazza fosse colpevole o meno del reato contestatole il premier ha, con decisione dittatoriale, impedito alla giustizia di fare quel per cui esiste. Questo si chiama abuso di ufficio che, canditamente, non si è cercato nemmeno di nascondere. "L'ho fatto perché sono una persona di cuore" è una dichiarazione di una gravità inaudita in un paese che dovrebbe essere democratico, mentre sarebbe una affermazione assolutamente pensabile in una dittatura. Il presidente del consiglio non può decidere di liberare una ragazza perché è buono, ne per nessun altro motivo (ad esempio legato al fatto che la ragazza non passa inosservata), e non può per legge non perché è inappropriato. Inappropriato è andare a "escort" che tradotto vuol dire puttane, non violare palesemente la legge e farlo perché ti senti il padrone del mondo.
La Domanda Sorge Spontanea: in un paese democratico qualcuno denuncerebbe il premier per questo reato?
Di seguito vi riporto la prima parte dell'articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it e in fondo troverete il link all'articolo completo. A Milano indagati Lele Mora ed Emilio Fede. Quando la ragazza finì nei guai, intervenne palazzo Chigi. Da Acerra il premier dice: "Sono una persona di cuore, mi muovo per aiutare chi ha bisogno". La ragazza: "La mia verità manipolata. Coinvolte persone che mi hanno aiutato senza chiedere nulla"
Buon giorno a tutti. Ci sono momenti strani nella vita, nei quali ti rendi conto, così, improvvisamente, che qualcosa è cambiato: il tuo viso, gli atteggiamenti, le tue convinzioni, il tuo linguaggio. Questi tipi di evoluzioni avvengono solitamente in tempi lunghi, con una gradualità quasi stazionaria, ma prima o poi arriva un momento preciso, affilato, che divide nettamente il prima dal dopo e ti costringe a notare il cambiamento, che troppo spesso e per quanto tu possa sforzarti, non riesci a vedere in modo positivo. Uno di questi momenti mi ha aspettato al varco qualche giorno fa sbattendomi in pieno viso il cambiamento del linguaggio a cui siamo stati costretti da tecniche commerciali che, come se non bastasse il loro peso intrinseco sono state utilizzate anche in campo politico straripando furiosamente in un terreno che non s'aspettava l'inondazione e che non è stato in grado di assorbirla. La distorsione delle parole ha bagnato la nostra pronuncia e non sappiamo più esprimere il vero significato delle cose. Così la “guerra” diventa “missione di pace”, “magistratura” diventa “terrorismo di sinistra”, “destra” diventa “bene”, “sinistra” “male”, l'espressione delle partite di calcio: “forza italia” diventa un partito e la il nome della nazione perde anche la maiuscola, le “prostitute” diventano “escort” e per quanto ce ne siano poche in giro le vecchie Ford Escort, non sai più come chiamarle. La “libertà” diventa proprietà privata e chi non è da quella parte politica per contrapposizione diventa portatore insano di “illibertà”. “Dissentire” si accoppia a “terrorista”, e il partito del “fare” impedisce a chiunque altro di poter dichiarare che possono “fare” anche loro. Ed è questo continuo ed inesorabile assottigliamento del vocabolario che necessariamente indebolisce il pensiero. Poter chiamare le cose e le azioni con nomi appropriati ci rende liberi non solo di “dire”, ma di pensale quelle cose, rendendole atte ad un pensiero critico. Pensiero critico che avendo sempre fatto paura a chi vuole costruire un potere assoluto sugli altri viene scaraventato fuori dalla nostra vita con spallate consistenti e reiterate. E la cultura diventa incapace di sfamare mentre i diritti dei cittadini diventano negoziabili in funzione del profitto commerciale. É interessante pensare come i diritti di tutti sono stati di volta in volta nella storia soggetti a negoziazione in contrasto con cose sempre diverse, ma sempre appartenenti a pochi.
A proposito di queste poche riflessioni vi lascio al passaparola di Marco Travaglio
Buona sera a tutti. Per chi non l'avesse letto e visto sul sito del fatto quotidiano, vi propondo un'intervista a Ingrid Betancourt sequestrata dalla FARC mentre correva per la presidenza nel suo paese, la COLOMBIA. La forza di questa donna e l'analisi di quel tempo è davvero un faro nella assurdità della violenza e una via profondamnete difficile percorsa spesso solo da chi nella nostra cultura chiamiamo "santi". La Domanda Sorge Spontanea: come è possibile che questa donna non sia impazzita durante la sua carcerazione? Anzi, nell'intervista che segue, pare che la sua lucidità sia assoluta e rinforzata da quel tempo, per chiunque semplicemente oscuro, per lei rivelatore di significati profondi ed essenziali.
dal FATTOQUOTIDIANO.IT Betancourt, la conquista della morte
L'attivista rapita dai guerriglieri delle Farc: "Non ho più paura di nulla. Ma non ho gioito quando ho saputo che uno dei miei carcerieri era stato ucciso"
Otto anni fa, mentre correva per la presidenza della Colombia, Ingrid Betancourt è stata sequestrata dalle Farc, “incatenata a un albero per il collo, ricoperta d’insetti, presa a botte con i calci dei fucili e trattata come una bestia”.
Ora racconta in un libro, Non c’è silenzio che non abbia fine (Rizzoli, 709 pagine, 21 euro), i suoi sei anni nella giungla, dove “si è obbligati a chiedere il permesso per mangiare, per andare in bagno, per parlare”.
Betancourt, pochi mesi dopo il sequestro ha saputo che suo padre era morto leggendo un giornale dimenticato nell’accampamento. Si possono davvero superare il dolore, la rabbia e la frustrazione per quello che ha subito? Frustrazione e rabbia è possibile. Non il dolore, perché dimenticare è molto difficile. E perdonare? Io l’ho fatto. Non volevo che i miei aguzzini mi trasformassero in un animale. Ho deciso che il giorno in cui mi avrebbero liberata volevo essere davvero libera: e l’odio è una prigione, l’ennesima catena. Due settimane fa uno dei suoi carcerieri – Mono Jojoy, tra i principali leader delle Farc – è stato ucciso. Come ha reagito alla notizia? Era uno dei più crudeli. Mi sono sorpresa perché non ho sentito alcuna gioia, non ho provato nulla. Ho pensato: ce l’ho fatta. Nel libro dice che ha accettato serenamente l’idea di morire. È così? Sì e non essere più atterriti da quella paura è stata un’enorme conquista. È successo dopo cinque anni di prigionia: ero molto malata, non avevo medicine e le Farc mi ignoravano. Ho pensato che la mia morte fosse imminente. E ho capito che era la mia opzione migliore. Nonostante i suoi figli e sua madre che l’aspettavano? Soprattutto per loro. Non avrei più sofferto, avrei raggiunto mio padre e liberato la mia famiglia dall’incubo della mia prigionia, dal dovere di aspettarmi. La loro vita si era fermata per colpa mia: sarebbe stato un bene per tutti. Ora ha di nuovo qualcosa da perdere. Le è tornata la paura di morire? No, non sento più alcun tipo di paura. È quasi innaturale per un essere umano. Per oltre sei anni la morte era sempre vicina a noi, eravamo costretti a metterla in conto ogni giorno. All’inizio ero paralizzata dal terrore ma a un certo punto si accetta tutto, anche quello. Lei scrive: “Dio non esiste, e se esiste è un mostro”. Ha perso la fede nella giungla? Quando mio padre è morto ho pensato che se esistesse un Dio buono non avrebbe mai permesso che io non fossi al suo capezzale. Riflettevo: posso onestamente credere che Dio esista? Cos’ha concluso? Il tempo passava e ho capito che è stata una benedizione che mio padre fosse morto così presto: non ha dovuto soffrire noi. Dio non poteva non esistere. Quando l’hanno liberata, il 2 luglio 2008, un giornalista le ha chiesto se lei o altri ostaggi aveste subito abusi sessuali. Ha risposto: “Ci sono cose che devono restare nella giungla”. Ho deciso di dire il necessario per essere capita. Ma penso che non bisogna parlare di tutto. E che era importante rispettare gli altri, raccontando solo la mia esperienza. Cosa l’ha tenuta in vita? Per colpa dei terroristi ho perso la mia casa, mio marito, il mio lavoro. Tutto. L’unica cosa che non volevo perdere era il mio essere madre. I miei figli sono stati la mia speranza. E quando sono tornata, anche la mia vera ossessione: volevo riuscire a essere madre ancora. È riuscita a recuperare il rapporto con loro? No. Era impossibile: ho lasciato dei bimbi e ho ritrovato due adulti. Ho dovuto costruire un rapporto tutto nuovo. Si sono arrabbiati con lei perché è stata sequestrata? Nonostante l’amore, erano furiosi. Non con me, con la vita. Volevano che capissi che anche loro avevano sofferto, forse più di me. Poi ci siamo detti: basta, andiamo avanti. Quante persone sono ancora in mano alle Farc? In tutto il Paese ci sono oltre tremila ostaggi sotto sequestro delle Farc, dei paramilitari o dei delinquenti comuni. Lei ha fatto causa per 6,8 milioni di dollari allo Stato colombiano. Perché? In Colombia è previsto un compenso per le vittime di terrorismo. Ma il governo ha presentato la mia richiesta come se fosse un’accusa verso i soldati che mi avevano liberata. Temono che lei possa candidarsi di nuovo ? Sì: ero diventata troppo popolare, mi avrebbero attaccato a prescindere, con ogni scusa. La mia famiglia e io siamo stati trattati come criminali da lapidare. E ci tornerà, in politica? Non sono pronta, mi fa schifo. Molti colombiani sono arrabbiati con lei per la richiesta di risarcimento. Quella è una società guasta. Pensano in modo ‘politicamente corretto’, che nel mio Paese significa credere ciecamente a ciò che dice il governo. Poi c’è il rapporto col denaro. La gente è avida, sempre pronta a puntare il dito quando si parla di soldi. Ma né per quella cifra, né per dieci o cento volte di più tornerei nella giungla. Quei soldi non mi ridaranno mio padre, né gli anni che ho perso senza la mia famiglia incatenata a un albero. Crede che la sua gente abbia dimenticato quello che ha passato? Possono provare compassione quando sanno che stai morendo nella giungla, ma non quando ne sei fuori. La compassione sparisce. Roba da malati.
Questi Giudici di sinistra proprio non la voglio smettere di farsi i fatti del megapresidente Berlusconi, e la cosa incredibile è che sono sempre diversi, di diverse procure, tutte sotto il controllo di schifosi comunisti, quindi La Domanda Sorge Spontanea: perché cari giudici non vi fate saltare in aria da soli senza che dobbiamo fare scomodare la Mafia o i servizi segreti o entrambi?
dal sito del Fatto Quotidiano La nuova formazione politica vicina al Cavaliere si chiama Forza del sud. Nasce da un'idea del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè. Il partito sarà presentato il prossimo 30 ottobre. Ma già iniziano i guai giudiziari. Michele Cimino e Franco Mineo sono, infatti, indagati dalla magistratura per i loro presunti legami con Cosa nostra. Un bel guaio per Miccichè, visto che i due rappresentano le principali stampelle elettorali, potendo garantire al neopartito migliaia di preferenze tra Agrigento e Palermo
Che le contraddizioni siano di casa nelle scelte del governo è cosa a cui siamo oramai abituati, anzi qualcuno si potrebbe sentire spiazzato da atti coerenti nelle idee e nei fatti. Insomma un bel "fai quel che dico, ma non fare quel che faccio" è l'indottrinamento cardine del nostro popolo è se qualcuno lo tradisse ci sentiremmo tutti traditi. Ma oggi ci sono due fatti, e non una dichiarazione e un fatto, che fanno a cazzotti nella normale indifferenza e ignoranza, inflitta o auto-inflitta, dei cittadini: 1) dopo il presunto attentato a Bel Pietro, Maroni, non ancora individuato l'esecutore materiale, individua con grande faciltà l'ispiratore dell'atto: Internet. O meglio la troppa libertà dei sui contenuti che creerebbero un clima di violenza e di intolleranza verso il pensiero libero di alcune persone. Quindi c'è la necessità, sempre per il ministro Maroni, di controllare i contenuti di Internet, ovvero di limitare la libertà di espressione di milioni di persone per garantire quella di alcuni a capo di giornali legati al governo. 2) Il Dl 15.3.2010 n. 66 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 maggio col titolo “Codice dell’Ordinamento Militare” comprende 1085 norme e, fra queste, la numero 297, abolisce il “Dl 14.2.1948 n. 43”: quello che puniva col carcere da 1 a 10 anni “chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici” e si organizzano per compiere “azioni di violenza o minaccia”. In parole semplici in Italia non sarà più reato formare bande armate, con buona pace da un lato dei leghisti che avendo formato una formazione paramilitare denominata “Guardia Nazionale Padana”, con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, non saranno più condannabili (c'è un processo in corso per questo reato) e dall'altro di tutti quei cittadini (sia che abbiano votato o no Berlusconi) che pensavano che le armi in Italia le portassero solamente le forze dell'ordine, i cittadini onesti con un porto d'armi e i malviventi.
Mettendo assieme le due notizie, per il nostro meraviglioso governo: limitare la libertà di espressione in Internet e dare la possibilità di "promuove, costituire, organizzare e dirigere associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici" sono due strade parallele che elimineranno il clima di violenza.
Buon giorno a tutti. Ragioniamo su due affermazioni di Silvio Berlusconi
Berlusconi: "Bisogna chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi per dire se all'intero della magistratura c'è, come credo io, un'associazione a delinquere; questo è il grave, grande problema che incombe sulla nostra politica e sul nostro Paese" Berlusconi: "Vittorio Mangano è un eroe. Perchè avrebbe potuto parlare e non lo ha fatto" La Domanda Sorge Spontanea: da queste due dichiarazioni possiamo ricavare le seguenti considerazioni? 1) Le presunte associazioni a delinquere nella magistratura sono mal viste dal premier 2) La mafia, nelle vesti di quello che è stato sicuramente un suo membro rappresentativo, è ben vista dal premier, ma non solo. Il mafioso Vittorio Mangano viene definito da Berlusconi EROE e il suo atto di eroismo risiederebbe nell'arte dell'omertà. Se possiamo fare tali considerazioni senza paura di aver commesso un illecito logico, la domanda che sorge immediatamente dopo è la seguente (e la rivolgo a tutti voi): Berlusconi è l'uomo adatto, con il suo pensiero, i suo ideali, le sue convinzioni, la sua capacità nel definire il bene e il male a governare un paese che dovrebbe essere democratico? Insomma, anche se tante volte in forme diverse questa domanda è stata posta in questo blog, cari italiani siete proprio sicuri che avere un fan di Mangano a capo del governo italiano sia una cosa buona?
Ricordiamo poi che è stata riaperta un'inchiesta su Berlusconi e Dell'Utri come mandanti occulti delle stragi di mafia del 1992 ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ora provata o non provata un'accusa del genere dovrebbe portare un premier a dimettersi, andare in tribunale subire un processo e poi quando venisse scagionato tornare alla politica, sicuramente più forte e pulito di prima. Sarebbe un comportamento democratico di un cittadino di un paese dove la giustizia è uguale per tutti o no? Qualcuno potrebbe dire che questi potrebbero essere mezzi oscuri per sollevarlo dal suo incarico istituzionale e che potrebbero essere usati contro chiunque. Ebbene no. Non mi risulta, infatti, che contro altre personalità importanti contro le quali si sia cercato di scoprire scheletri nell'armadio si siano fatte accuse di questa portata. Sul presidente della camera Fini, ad esempio, che certamente non apprezzo per i suoi passati ideali politici, non si è trovato altro che una casa di 55 mq a Montecarlo che Alleanza Nazionale avrebbe venduto a delle società Off Shore, che non sono neanche di Fini, ma del suo quasi cognato (perchè fratello della compagna) Giancarlo Tulliani. Quindi a ben vedere non sempre si trovano accuse per mafia, stragi, corruzzione disponibili per eliminare un avversario politico.