martedì 30 novembre 2010

L'ultimo viaggio di Monicelli


Ieri Mario Monicelli ha deciso di fare il suo ultimo viaggio in volo. Un volo di pochi secondi dal quinto piano della sua camera di ospedale in strada. Era malato il maestro, cancro in fase terminale, con gli ultimi granelli di sabbia a fuggire via dal lato della vita della clessidra. Non conosco il perché di questa scelta e non ho il diritto di sapere, ma mi piace pensare all'ultimo atto di libertà di un uomo che ha voluto decidere della propria morte come aveva fatto della propria arte.

I ragazzi della via Paal (1935)
Pioggia d'estate (1937)
Totò cerca casa(1949)
Al diavolo la celebrità (1949)
È arrivato il cavaliere (1950)
Vita da cani (1950)
Guardie e ladri (1951)
Totò e i re di Roma (1952)
Totò e le donne (1952)
Le infedeli (1953)
Proibito (1954)
Un eroe dei nostri tempi (1955)
Totò e Carolina (1955)
Donatella (1956)
Il medico e lo stregone (1957)
Padri e figli (1957)
I soliti ignoti (1958)
Lettere dei condannati a morte (1959)
La grande guerra (1959)
Risate di gioia (1960)
Boccaccio '70 (1962)
I compagni (1963)
Alta infedeltà (1964)
Casanova '70 (1965)
Le fate (1966)
L'armata Brancaleone (1966)
La ragazza con la pistola (1968)
Capriccio all'italiana (1968)
Toh, è morta la nonna! (1969)
Le coppie (1970)
Brancaleone alle crociate (1970)
La mortadella (1971)
Vogliamo i colonnelli (1973)
Romanzo popolare (1974)
Amici miei (1975)
Caro Michele (1976)
Signore e signori, buonanotte (1976)
Un borghese piccolo piccolo (1977)
I nuovi mostri (1977)
Viaggio con Anita (1979)
Temporale Rosy (1980)
Camera d'albergo (1981)
Il marchese del Grillo (1981)
Amici miei atto II (1982)
Bertoldo, Bertoldino e... Cacasenno (1984)
Le due vite di Mattia Pascal (1985)
Speriamo che sia femmina (1986)
I picari (1988)
La moglie ingenua e il marito malato (1989)
12 registi per 12 città (1989)
Il male oscuro (1990)
Rossini! Rossini! (1991)
Parenti serpenti (1992)
Cari fottutissimi amici (1994)
The Royal Affair (1995)
Facciamo paradiso (1995)
Esercizi di stile (1996)
Topi di appartamento (1997)
I corti italiani (1997)
Panni sporchi (1999)
Un amico magico: il maestro Nino Rota (1999)
Come quando fuori piove (2000)
Un altro mondo è possibile (2001)
Lettere dalla Palestina (2002)
Firenze, il nostro domani (2003)
Le rose del deserto (2006)
Vicino al Colosseo... c'è Monti (2008)
La nuova armata Brancaleone (2010)

Dal marchese del Grillo: l'Esecuzione

domenica 28 novembre 2010

Come fa ad essere ancora al potere?

Buongiorno a tutti.
Quello che vi propongo di seguito è un articolo del "The Guardian" inglese tradotto in italiano preso dal sito http://italiadallestero.info/. Nel leggerlo ci si rende conto di quanto siamo lontani oramai da una visione "normale" dei fatti che accadono nel nostro paese.
Buona Lettura.


Come fa Silvio Berlusconi ad essere ancora al potere?
Articolo di Politica interna, pubblicato martedì 16 novembre 2010 in Gran Bretagna.

[The Guardian]

Sta diventando difficile capire cos’altro debba fare Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio italiano, per essere sfrattato dal potere. In molti paesi uno solo delle dozzine di scandali nei quali è stato coinvolto sarebbe stato sufficiente a mettere fine alla sua carriera politica. Ogni volta che esplode un nuovo scandalo, più sordido e incredibile del precedente, pensi che non riuscirà a cavarsela di nuovo. Non può riuscire, spereresti, a sopravvivere ad una sentenza che lo accusa di aver corrotto un avvocato in cambio di una falsa testimonianza, o a scrollarsi di dosso la montagna di prove secondo le quali organizza regolarmente delle orgie con escort a pagamento nelle sue residenze private e ufficiali. E invece, eccolo lì, ancora al potere, ancora leader di uno dei paesi più importanti e ricchi di cultura d’Europa. Dopo tutti questi anni, è ancora totalmente incredibile.

Sono certo che abbiate già sentito tutto questo, ma vale la pena ricordare a quanti scandali egli sia sopravvissuto fin’ora. Ci sono stati gli infiniti processi per corruzione che hanno portato ad una confusa serie di condanne e assoluzioni. Per chiunque abbia seguito la storia dell’acquisizione del gigante dell’editoria Mondadori, o il caso David Mills, c’è più che abbastanza fumo per sospettare che ci sia anche un fuoco con i fiocchi. Berlusconi è stato condannato per falsa testimonianza per aver negato di aver fatto parte di una losca loggia massonica di estrema destra, la P2, insoddisfatta per la deriva assunta dalla politica democratica.

Ci sono stati ripetute voci di una vicinanza incredibile alla mafia: durante gli anni ‘70 [Berlusconi] dava lavoro ad uno stalliere chiamato Vittorio Mangano, un mafioso condannato per omicidio, traffico di droga ed estorsione. Berlusconi non ha mai spiegato perché un uomo d’affari milanese come lui avesse assunto un simile gentiluomo. E non ha nemmeno mai risposto in maniera soddisfacente ad uno dei più grandi misteri della sua incredibile carriera: chi fornì le enormi somme di capitali necessarie alla costruzione delle sue proprietà residenziali nei sobborghi milanesi quasi 40 anni fa? Per molto tempo c’è stato il sospetto che i finanziamenti arrivassero attraverso una banca, la Banca Rasini, dove suo padre lavorava e nella quale diversi padrini siciliani depositavano i propri “risparmi”. Infatti, uno dei suoi più stretti alleati, Marcello Dell’Utri, è stato recentemente condannato a sette anni per collusione con la mafia. Diversi pentiti eccellenti sono spuntati negli anni scorsi ad affermare che Cosa Nostra vedeva Forza Italia, il partito di Berlusconi, come il cavallo di Troia giusto attraverso il quale arrivare al potere. Il fatto che Berlusconi abbia conquistato il 100% dei seggi assegnati per via elettiva in Sicilia nel 2001 la dice lunga su quale fosse il cavallo dentro al quale Cosa Nostra scelse di strisciare.

E poi, ovviamente, ci sono le prostitute. Gli italiani sono molto meno puritani di noi riguardo certe cose, e gli scandali sessuali in quanto tali sono rari. L’attiva vita sessuale di Berlusconi è diventata una questione politica non perché fa molto sesso, ma perché si dice abbia detto talmente tante bugie su ciò che sta accadendo da far sembrare Walter Mitty un servitore della verità [N.d.T. personaggio di un racconto di James Thurber noto per le sue fantasticherie]. Quando venne fotografato al diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, la gente iniziò a chiedersi come avesse fatto un’adolescente a finire col frequentare il Presidente del Consiglio e perché lo chiamasse “Papi”. La risposta di Berlusconi fu che il suo vero padre era un vecchio amico, dato che lavorò come autista per Bettino Craxi, padrino politico di Berlusconi durante gli anni ‘80 che fuggì in esilio in Tunisia, per scampare alle accuse di corruzione. La storia dell’autista, ovviamente, era una balla. Quindi come faceva a conoscerla? Nessuno lo sa.

Sembra inoltre che Berlusconi abbia offerto a uomini d’affari come il barese Giampaolo Tarantini delle agevolazioni nei loro affari in cambio della fornitura di donne. Si dice abbia interferito con la giustizia facendo rilasciare dalla prigione una ragazza 17enne marocchina di nome Karima El-Mahroug – in arte Ruby Rubacuore – dicendo che si trattava della nipote del leader egiziano Hosni Mubarak. Ruby ha descritto un gioco sessuale orgiastico chiamato Bunga Bunga, una parola che ormai non abbandonerà più il lessico italiano. La ex moglie di Berlusconi ha detto che frequenta minorenni e che ha bisogno d’aiuto. La procedura di divorzio fra Veronica Lario e Berlusconi si concluderà presto, allontanadolo ancora di più dai buoni consigli e dalla saggia sorveglianza di un coniuge.

Usando le parole di uno dei leader dell’opposizione, “il problema adesso non è legale o politico, ma psichiatrico.” Ma anche tutte quelle storie impallidiscono fino a diventare insignificanti quando sono emerse nuove accuse riguardanti ragazze adolescenti che fumavano droga in Sardegna, trasportate lì sul jet privato di Berlusconi. Una di quelle intervistate dai magistrati ha affermato di aver ricevuto da lui 10.000 euro in una busta dopo un rapporto sessuale, e che lui avrebbe anche telefonato a sua madre per chiederle cosa poteva fare per lei. Un tocco di classe.

Fino a poco fa le storie di sesso non sono sembrate in grado di scalfire la reputazione di Berlusconi. Molti italiani invidiano o ammirano il suo successo con le donne, se così si può chiamare quando paghi 10.000 bigliettoni ogni volta. Molti nel suo elettorato sembrano apprezzare il fatto che il loro leader abbia il sangue bollente e che non lo nasconda. E’ indicativo il fatto che sia stato una delle sue riviste a mettere in risalto la prima storia su “Berlusconi e il suo harem” tre anni fa: sembravano sapere che avere giovani ragazze sulle ginocchia non avrebbe fatto altro che incrementare i suoi indici di gradimento. Ma anche quell’atteggiamento di indifferenza sembra essere cambiato. E’ cambiato in parte perché sembra probabile che stia ripetutamente mettendo a repentaglio la sicurezza e in parte perché il suo occhio per le donne sembra determinare chi ottiene un lavoro, chi un contratto, e anche chi entra in politica (come l’ex showgirl Nicole Minetti). E, per quanto l’elettorato italiano sia rilassato riguardo al sesso, è comunque in grado di riconoscere l’ipocrisia quando la vede. La scorsa settimana, mentre stavano venendo a galla le ultime rivelazioni, il governo di Berlusconi ha annunciato che la prostituzione sulle strade sarebbe diventata illegale. E’ stato come se un preside alcolizzato avesse detto ai propri alunni che non potevano bere la Coca Cola.

Ma soprattutto, sono cambiati gli atteggiamenti, perché gli italiani ammirano stile, charme ed eleganza, soprattutto nel campo della seduzione, e Berlusconi è apparso ripetutamente come niente più che un depravato feudale e un vecchietto bigotto e rimbambito. Visitando L’Aquila dopo il terremoto, 18 mesi fa, si è rivolto a un consigliere comunale dicendo: “Posso accarezzarti?”. Lui dà l’impressione di credere davvero nello jus primae noctis, il rito di origine medievale secondo il quale il sovrano avrebbe avuto la prima scelta sulle vergini del suo regno. Lo ha detto ad una delle sue parlamentari donna. La difesa di Berlusconi per la sua debolezza per la carne femminile (”meglio una passione per le belle ragazze che essere gay”) è stata vista come un commento semplicemente stupido, volgare e offensivo che avrebbe creato uno scandalo di per sé in qualsiasi paese normale.

Ma nonostante tutto quello che Berlusconi ha fatto, la crisi ha raggiunto uno stadio critico anche a causa di quello che non ha fatto. I residenti dell’Aquila vivono ancora nelle rovine delle loro case 18 mesi dopo il terribile terremoto. Nonostante tutte le sue promesse, il governo di Berlusconi è stato quasi completamente assente. (E’ indicativo il fatto che il giorno stesso del terremoto dei costruttori siano stati registrati dagli inquirenti mentre ridevano al pensiero della quantità di denaro che avrebbero potuto guadagnare sulla tragedia; e che il capo della Protezione Civile, l’uomo responsabile per la ricostruzione, si dice abbia ricevuto delle “ripassate” a tarda notte da parte di una massaggiatrice brasiliana fornita da quegli stessi costruttori.)

Solo durante questa settimana una parte centrale di Pompei è crollata al suolo, ennesima vittima dell’incompetenza e dell’incuria del governo. Sembra che parti dell’Italia siano letteralmente in rovina, mentre tutto quello di cui si preoccupa il grande leader è accoppiarsi. Ha trasformato il suo Paese in una barzelletta (l’Italia è diventata lo zimbello d’Europa): anche gli spettacoli comici britannici come Harry and Paul o Bremner, Bird and Fortune hanno degli spazi fissi per prenderlo in giro. Ci sono così tante pistole fumanti che lo circondano che spesso sembra una zona di guerra. Come diavolo fa ad essere ancora al potere, e come diavolo faranno gli italiani a liberarsi di lui?

La risposta più ovvia, che è anche la più convincente, è il semplice fatto che sia lui che la sua famiglia sono proprietari di una buona parte dei media italiani: tre reti TV nazionali, una gigantesca casa editrice, un grande quotidiano e dozzine di riviste. Il vero parlamento, il vero centro del dibattito nazionale, è il talk show televisivo, e Berlusconi ovviamente è proprietario della maggioranza degli studi di produzione. Questa concentrazione di potere mediatico nelle sue mani significa che ogni lotta politica sembra essere una gara fra una potenza nucleare e un bambino con un coltello.

Ogni qual volta qualcuno osi criticare Berlusconi i mastini della guerra vengono scatenati e viene montata una campagna di screditamento. Gianfranco Fini, ritenuto a lungo come il delfino di Berlusconi, è stato la vittima prescelta di quest’estate. Appena Fini ha tentato di distanziarsi dall’incidente politico del governo Berlusconi, è stato accusato di scorrettezza finanziaria nei suoi affari immobiliari a Monaco. Emma Marcegaglia, il giovane capo di Confindustria e apertamente critica verso Berlusconi, ha subito un trattamento simile. Anch’io ne sono stato vittima. Anni fa, quando pubblicai un libro dal tono furioso per ciò che Berlusconi stava facendo all’Italia, su una delle sue riviste comparve un lungo articolo che mi definiva il “Pinocchio inglese”; il suo spaventoso ministro per le comunicazioni accusò il mio testo di essere un misto di “marxismo e fanatismo”. Fintanto che Berlusconi continuerà a detenere un tale potere mediatico, nessuno oserà davvero impugnare il coltello. Farlo significherebbe, paradossalmente, non ambizione politica, ma suicidio politico.

E’ indicativo il fatto che le minacce più credibili arrivino dal suo stesso schieramento, perché l’opposizione di centro sinistra è notoriamente debole e divisa. Nei 12 anni nei quali mi sono occupato delle notizie sulla politica italiana il centro sinistra ha cambiato leader e programmi così tante volte da sembrare che stiano giocando al gioco delle sedie. I leader in quel periodo sono stati – quelli che mi vengono in mente – Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli, Fassino, ancora Prodi, Veltroni e ora Bersani. E mentre molte persone odiano Berlusconi, molti di pù, temo, trovano i partiti di centro sinistra piuttosto patetici. La Lega Nord ha avuto un successo incredibile nel rastrellare il voto della classe operaia con gigantesche falciate in quel nord che tradizionalmente faceva parte dell’affidabile base della sinistra.

Ed è diventato chiaro che, se nessuno impugnerà mai politicamente quel coltello, nemmeno Berlusconi cadrà mai sulla sua stessa spada. Nonostante tutte le sue colpe, è un guerriero, caparbio, determinato e mai pronto alla resa. Quando passò cinque anni all’opposizione tra il 1996 e il 2001, ne parlò in termini biblici come della sua “traversata nel deserto”. Ma il suo complesso messianico è tale da non aver mai messo in dubbio che ci sarebbe stata una resurrezione politica. La sola volta nella quale io abbia mai provato una riluttante ammirazione per lui fu quando, recentemente, gli venne lanciata contro una miniatura della cattedrale di Milano, rompendogli un dente e causando la fuoriuscita di molto sangue. Mentre gli uomini della sicurezza cercavano di portarlo via in tutta fretta, lui si è alzato in piedi sulla macchina e ha urlato in tono di sfida verso il suo aggressore. Si trattava di un uomo sui 70 anni che era stato ferito piuttosto gravemente, che avrebbe potuto pensare che la sua vita fosse in pericolo, ma ebbe il coraggio di affrontare il proprio assalitore. In politica è lo stesso. A ogni attacco viene immediatamente opposto un controattacco. Non si arrenderà mai e poi mai.

In molti paesi, il meccanismo più usato per rimuovere questo tipo di leader è quello di fare appello all’interesse nazionale. In tal modo l’uscita di scena di un politico può conferirgli una certa misura di dignità, e può conferire la sensazione di star facendo un grande sacrificio nell’interesse del loro beneamato paese. Ma anche se Berlusconi crede davvero di essere una sorta di salvatore, non è quel tipo di salvatore che crede nel sacrificio personale. Né, soprattutto, crede nell’interesse nazionale.

Quasi nulla di ciò che è avvenuto sotto il suo governo lascia pensare che egli abbia una qualsivoglia nozione degli interessi dell’Italia. Ha trascorso quasi due decenni a soggiogare gli interessi della nazione ai propri: provando a rovinare la RAI, l’emittente televisiva di stato e rivale del suo stesso impero mediatico Mediaset; depenalizzando il falso in bilancio; accorciando i termini di prescrizione, in modo che i reati vadano prescritti in maniera incredibilmente veloce. Ogni decisione politica, sembrerebbe, è utile a Silvio, non alla penisola nel suo complesso. Il genio tragico di Berlusconi sta nell’essere apparentemente riuscito a convincere milioni di persone che il suo destino è il loro destino: chiunque tema di diventare vittima di persecuzioni giudiziarie, o si senta troppo tassato, o che ritenga che gli stranieri siano condiscendentemente critici dello stile di vita italiano, viene subdolamente persuaso del fatto che liberarsi di Silvio significherebbe diventare vulnerabile e isolato.

Ad ogni modo molti dei suoi fanatici ammiratori ammettono ora che quest’uomo sia un peso. Ogni volta che mette piede sul palcoscenico internazionale gli italiani trattengono il fiato e attendono che umili se stesso e il loro paese: negli anni scorsi ha chiamato Obama “abbronzato”, la regina gli ha detto di smettere di fare chiasso, ha fatto aspettare i leader della Nato mentre gli dava le spalle per chiacchierare al cellulare, e ha fatto il gesto di una pistola rivolto ad una giornalista mettendola a disagio.

E comunque il paese non sembra riuscire a liberarsene: Fini sembra non avere le palle per votare contro di lui su una mozione di sfiducia e l’opposizione non può farcela da sola. Parte del problema è che chiunque venga visto quale responsabile di aver forzato il ricorso alle elezioni, e di aver messo in pericolo l’approvazione parlamentare del bilancio 2011 in tempi di profonda crisi economica, sarà punito alle urne. Il parlamento è paralizzato. Il governo ha perso tre votazioni in un solo giorno la scorsa settimana. Ieri, una settimana dopo aver chiesto le dimissioni di Berlusconi, Il partito di Fini, Futuro e Libertà ha formalmente lasciato la coalizione. Ma il governo è ancora lì, come un pugile malridotto al quale manca un allenatore a gettare la spugna.

La dimensione del problema mi è stata spiegata recentemente durante una conversazione con un gentile avvocato di Roma. La discussione era finita, come accade con regolarità monotona, su Berlusconi, e l’avvocato mi ha confidato di ritenere l’assassinio il solo mezzo col quale il paese si sarebbe potuto liberare di quell’individuo. Dato che di norma è un pacifista pensavo che stesse scherzando, ma era serio. Non riusciva a vedere altra via attraverso la quale il paese si sarebbe potuto liberare del suo presidente del consiglio. Ok, a me Berlusconi non piace come a molti altri, ma preferisco di gran lunga averlo al potere che avere un ritorno agli spargimenti di sangue degli anni ‘70. Però quando un avvocato cattolico di ceto medio e rispettoso della legge inizia a parlare piuttosto seriamente di insurrezione armata ti rendi conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel paese, che ha raggiunto un vicolo cieco politico molto pericoloso.

E così il paese si trova in una situazione di stallo, incapace di continuare con Berlusconi, ma incapace di rimpiazzarlo. Da quando salì al potere nel 1994 è stato, con le parole del fu Indro Montanelli, “il macigno che paralizza la politica italiana”. Non esiste discorso politico che non lo nomini. Qualsiasi cosa gira attorno a lui. Non puoi uscire a cena senza che il suo nome venga fuori. Ogni elezione dal 1994 è stata praticamente un referendum su di lui, con il risultato al momento – a lui piacciono le analogie calcistiche – di 3 a 2 in suo favore. Liberarsi di lui non è solo un problema di elezioni o colpo di stato. Ha già perso prima ed è rimbalzato indietro. Il solo modo per liberare la politica italiana dalla sua immensa e deleteria influenza sarebbe che morisse, o che il paese fosse sottoposto a una capillare e programmatica deBerlusconizzazione, un tentativo di tornare alla realtà dopo 20 anni del suo lavaggio del cervello televisivo. Temo che il primo caso sia più probabile del secondo, ma sembra ancora molto di là da venire.

martedì 23 novembre 2010

Trentanni fa, oggi


Esattamente 30 anni fa, il 23 novembre 1980, un terremoto tremendo di 90 secondi rase al suolo case, strade, intere città. Un terremoto che ha ucciso 2.914 persone, ne ha ferite 8.848 e cacciato dalle proprie case 280.000. Quel giorno io e la mia famiglia siamo stati fortunati, semplicemente fortunati. A pranzo infatti eravamo in un ristorantino in Irpinia, per festeggiare qualcosa di cui non ho memoria. Avevo solo 6 anni, ma ricordo chiaramente che dovemmo andare via subito dopo pranzo perché mio padre doveva montare di servizio. Guidava gli autobus urbani a Napoli e non poteva far ritardo. C'erano anche i miei nonni. Accompagnammo mio padre a lavoro, mia nonna a casa che doveva riprendere, da perfetta donna del sud, controllo della sua dimora lasciata dalla mattina e alla fine nonno, perché era lui che guidava, ci portò a casa: me, mia sorella di 2 anni e mia madre.
"Lo vuoi un caffè papà?" chiesa mia madre. Questa è un'usanza indissolubile delle mie parti che in quel caso fu la vera salvezza. Alle sette e trentaquattro di sera la terra si ribellò alle suole delle nostre scarpe, alle gambe delle sedie, ci costringeva all'equilibrio. Per qualche strana ragione, però, quel che si fa di solito durante un terremoto è guardare per aria, in modo da non perdersi lo spettacolo del ballo dei lampadari come necessità di conferma. Nonno fu costretto da mia madre a prendere me e mia sorella e a portarci in giardino velocemente. Mamma invece iniziò la sua discesa per le scale un passo alla volta con la lentezza ineluttabile della sua malattia, la poliomielite. Pochi secondi dopo nonno la portava in braccio nel giardino dove io e mia sorella attendavamo la loro comprasa dalla porta di vetro e ferro.
Oggi ho ancora negli occhi le immagini che ho descritto, perché non voglio dimenticarle, non voglio mai dimenticare che a differenza di quelle migliaia di persone la mia famiglia ed io siamo stati fortunati, salvati dal lavoro e probabilmente da un caffè.
E nessuno di noi deve dimenticare che per tante persone quella tragedia non è ancora finita: le case non sono state date a tutti, la camorra e la sporca politica hanno guadagnato sulla ricostruzione mai avvenuta per trentanni.
La Domanda Sorge Spontanea: non è che passato abbastanza tempo perché quella tragedia abbia un epilogo?

martedì 16 novembre 2010

Maroni: da Saviano accuse infamanti

Il ministro Maroni si è incazzato alle parole di Saviano dette ieri a Vieni Via Con Me, riguardanti rapporti tra 'ndrangheta e Lega. Maroni ha chiesto il diritto di replica; ha dichiarato di voler incontrare Saviano e di voler vedere se ha il coraggio di pronunciare quelle accuse davanti a lui.
Beh veramente allora La Domanda Sorge Spontanea: se ci fosse quest'incontro, e non penso che Saviano avrebbe qualche problema in questo senso, ha già provato il suo coraggio e la sua coerenza difronte a persone ben più pericolose di Maroni, cosa farebbe il ministro? Gli salterebbe alla gola, cercando di fargli rimangiare tutto, lo sparerebbe a vista, si aspetterebbe che Saviano dinanzi a tanta foza si rimangi le sue dichiarazioni, cosa?
Insomma questa vicenda è proprio l'emblema del clima di minaccia continuo e di mentalità MAFIOSA a cui si è sottoposti in Italia, proprio il tipo di atto contro il quale Saviano e molti altri come lui combattono con tutta la loro forza, proprio il tipo di atto per il quale è necessario indignarsi.
Caro Maroni mi permetto di darle un consiglio ispirato da Benigni: Saviano ha detto delle cose (per le quali sono vive le attenzioni di magistrati) allora Lei dica qualcosa su Saviano e, ad esempio, il clan dei Casalesi, ma stia attento, perché non basta che Saviano sia nato nel casertano per fare accuse o scriva di cose che a molti piacerebbero restassero nascoste. Ministro Maroni lei dovrebbe prima controllare se qualche magistrato si sta occupando di Saviano in qualche modo (possibilmente qualche magistrato toga verde, in modo che ognuno abbia il proprio colore preferito ad accompagnarlo) e dopo, soltanto dopo, pronunciare la sua controdenuncia mediatica. Ma la sfida del "guardami in faccia e prova a ripetere se hai coraggio" è cosa da strada e non ha alcun senso in questo caso soprattutto da parte di un Ministro.
In ogni caso Ministro le auguro una buona replica.

Paolo Conte - vieni via con me

C'è solo da ascoltare. Buon godimento!

VIENI VIA CON ME, Albanese e il battesimo della 'Ndrangheta

Il giuramento degli 'ndranghetisti è un rituale atavico, risalente secondo la leggenda ai tre cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Quel che Antonio Albanese con altri attori mette in scena a "Vieni Via Con Me" è una cosa che non era mai stata fatta prima: eliminare il velo di mistero che nasconde da sempre questi eventi, un velo che offusca gli occhi di quelli che, come noi, non sanno; un velo che ottenebrava la mente dando forme terribili, ma degne di riverenza, a riti mistici nutriti da una distorsione religiosa che rende tutto allo stesso tempo più verosimile ed inquitante.
La Domanda Sorge Spontanea: cosa avranno provato gli 'ndranghetisti guardando la trasmissione di ieri, quanto le loro profonde convinzioni sono state toccate dall'irriverenza di Saviano, Albanese e tutti gli altri? E domanda più importante: come reagiranno a quest'affronto, dal loro punto di vista ben più profondo di un atto di tradimento isolato, perché fatto ad alta voce davanti milioni di persone, perché si è reso pubblico un atto segreto che mette a nudo la sacrilità del loro giuramento, un giuramento per il quale gli 'ndranghetisti sono disposti ad uccidere e a morire?
Saviano, Fazio e tutti quelli che senza paura "dicono" o lottano perché altri possano "dire" meritano il nostro rispetto, perché l'ignoranza non è mai un bene anche se spesso rassicurante.
Grazie a tutti loro.

lunedì 15 novembre 2010

Rocco Siffredi: Il caso Berlusconi

Che persino Rocco Siffredi si preoccupi del presidente Berlusconi dichiarando: "lui manifesta una vera perversione, quella di mettere come ministre delle veline", mi fa venire in mente che probabilmente i casi sessuali (a pagamento e con minorenni a quanto pare) del presidente Burlusconi, ammesso che si parli di sesso e non di voyeurismo vista l'età, stanno oramai raggiungendo vette inaspettate.
La Domanda Sorge Spontanea: mi chiedo come sarebbe affrontata una situazione simile in un paese democratico dove le istituzioni, ma prima di loro gli UOMINI, ritengono che lo sfruttamento della prostituzione e intrattenersi con minori (si potrebbe definire pedofilia?) sono pratiche non solo contro la legge, ma soprattutto contro l'idea primaria di rispetto per la persona e per la propria dignità.
Godetevi il video da TheRoccosWorld, canale youtube dell'attore

martedì 9 novembre 2010

Caso Ruby

Da sky.it - Maroni: "La Polizia è stata corretta".
La Domanda Sorge Spontanea: "da chi?"

lunedì 8 novembre 2010

Marcus Miller - Eric Clapton - Layla (jazz version)

Godetevela tutta

Parente di Moubarak o ragazza in difficoltà

Buon giorno a tutti, anche se non se ne può più della vicenda Ruby, perché come spesso avviene, questa è una notizia della quale siamo oramai satolli, non posso esimermi da una considerazione, quindi:
La Domanda Sorge Spontanea: come è possibile che Ruby sia nipote di Mubārak e contemporaneamente una povera ragazza buttata fuori dai genitori mussulmani, non perché frequentasse festini e facesse la escort (che molto raramente ha un significato diverso di prostituta), ma perché voleva diventare cattolica?
E ancora: come fa Berlusconi a dire antrambe le cose senza avere il dubbio che sono due affermazioni in antitesi? E' stupido lui o vuole prendere per il culo noi?
A Voi la sentenza!

martedì 2 novembre 2010

Ecco il testo della relazione della polizia riguardo il caso "Ruby"

Buon giorno a tutti,
vi riporto di seguito (fonte: www.ilfattoquotidiano.it) il testo della relazione della Polizia di Stato riguardo il cosidetto caso Ruby che riguarda l'intervento della Presidenza del Consiglio verso la Polizia di Stato atto al rilascio di una giovanissima ragazza (17 anni all'epoca dei fatti) spacciandola per una parente del presidente egiziano Muḥammad Ḥosnī Sayyid Ibrāhīm Mubārak, mentre a quanto pare non era altro che una delle "signorine" minorenni che intrattengono Silvio Berlusconi e i suoi degni ospiti nelle sue varie feste a base di sesso e propabilmente altro. Tutto da provare ovviamente. E sarebbe meraviglioso poterlo provare, provare che almeno una delle molteplici accuse a Berlusconi sia falsa. Accuse che si muovono in meandri pericolosi come vicinanza alla mafia o in altri meno pericolosi ma altrettanto deprorevoli come lo sfruttamento della prostituzione, fondi neri, riciclaggio ed altro ancora. Ma per provare che un'accusa è falsa bisogna che ci sia un processo, e questo al momento nel paese Italia non è possibile. Viva la libertà e la democrazia.

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QUESTURA di MILANO
COMMISSARIATO P,S, MONFORTE-VITTORIA
Volante Monforte Bis IV Turno
Via Carlo Poma n” 8 -20129 MILANO 1ir 754.1131 -~ 6226.57.04

Milano, 28.07.2010

Oggetto: Seguito d’Annotazione relativo all’intervento effettuato in data 27.05.2010 ove si è provveduto ad accompagnare presso gli uffici della locale questura tale: XXXXXXXXX Karima, nata in Marocco il 01.11.1992, res.te a Letojanni in via Contrada San Filippo nr 14 tel. 347/XXXXXXXX.

AL SIGNOR DIRIGENTE
IL COMMISSARIATO DI P.S MONFORTE-VITTORIA
SEDE

I sottoscritti Agenti di P.G., Assistente della Polizia di Stato XXXXXXXX Capo equipaggio della Volante denominata XXXXX Bis 4° Turno e Agente della Polizia di Stato XXX XXX XXXXXXXX entrambi in forza presso lo Questura di Milano ed in servizio presso gli uffici in intestazione informano lo S.V. di quanto segue:
in data 27.05.2010 alle ore 22.25 circa, questo equipaggio su disposizione della locale C.O. si portava presso gli uffici del Commissariato di P.S. Monforte Vittoria, per procedere all’accompagnamento e al fotosegnalamento presso il locale G.P.R.S. della persona in oggetto meglio generalizzata e successivamente provvedere all’affido della stessa ad una struttura protetta per minori, come deciso dal P.M. di turno dei minori contattato telefonicamente dall’Assistente della P. di S.XXXXXX E. (Capopattuglia della volante Monforte Bis l° turno) che aveva proceduto all’identificazione della minore in Corso Buenos Aires 23. Questa unità operativa, dopo aver preso in carico la minore con i relativi atti di p.g. redatti dal personale della volante Monforte bis 1° turno, presso gli uffici del Commissariato in intestazione, si portava presso l’ufficio coordinamento della locale Questura per chiedere delucidazioni in merito.

Qui, l’Assistente della P. di S. XXXXXX XXX prendeva contatti con il Commissario Capo della Polizia di Stato Dott.ssa XXXXX XXXX, la quale riferiva, che a seguito di intervento della volante Monforte bis l° turno, la minore su indicata aveva a carico una denuncia di scomparsa e quindi questa unità operativa avrebbe dovuto procedere al fotosegnalamento della minore e provvedere (tramite centralino questura) alla collocazione della ragazza presso una struttura di accoglienza per minori.
Sempre a dire della Dott.ssa XXXXX G., data l’ora tarda (23.40 circa), nel nel caso in cui non ci fosse stata la disponibilità di ricevere la minore da parte di una struttura adeguata, la ragazza sarebbe stata ospite presso gli uffici della locale questura, in attesa di essere affidata l’indomani mattina mediante altro personale, a una struttura per minori; disposizione che la Dott.ssa XXXXX G. aveva impartito agli operanti a seguito di colloquio telefonico che in precedenza, l’Assistente XXXXXX E. aveva avuto col P.M. di turno dei minori. Quindi, l’Assistente della P. di S. XXXXXX XXXX provvedeva ad effettuare tramite centralino questura (Dagli apparecchi telefonici degli uffici della terza sezione UPG-Questura), un giro di telefonate presso le strutture di accoglienza per minori per provvedere alla collocazione della giovane donna, ma riceveva risposta negativa da parte di quest’ultimi, poiché al momento delle chiamate, il personale di turno delle varie strutture contattate, riferiva che poteva dare ospitalità solo a ragazzi e non a ragazze in quanto non vi era altro personale che poteva provvedere alla sistemazione e alla sorveglianza della giovane donna. Durante tali fasi, l’Agente XXXXXXXX XXXXX XXXXXXX unitamente alla ragazza in oggetto indicata si portava presso gli uffici del locale GPRS dove venivano effettuati i rilievi fotografici e dattiloscopici da parte di personale specializzato a carico della stessa. Durante l’ultima telefonata, l’Assistente XXXXXXXX M. veniva raggiunto di gran corso presso gli uffici della terza sezione Upg, dal Commissario Capo della P. di S. Dott.ssa XXXXXXX G., la quale riferiva di aver ricevuto una comunicazione telefonica da parte del Capo di Gabinetto della locale Questura Dott. XXXXX, dove si doveva lasciar andare lo minore e che non andava fotosegnalata.

L’Assistente XXXXXXXX XXXX nel raggiungere il collega l’Agente XXXXXXXXXX le, chiedeva spiegazioni alla Dott.ssa XXXXXXX G. in merito a quanto riferitogli, il Commissario Capo riferiva che detta telefonata le era pervenuta da parte del Capo di Gabinetto che a sua volta era stato contattato telefonicamente da parte della Presidenza presso il Consiglio dei Ministri dove era stato specificato che la ragazza fermata era la nipote del Presidente MOUBARACH e che quindi doveva essere lasciata andare.

Quindi, gli operanti unitamente alla minore e al Commissario Capo Dott.ssa XXXXXXX G. si portavano presso gli uffici del locale coordinamento dove ad attenderci vi era l’Ispettore Superiore XXXXXXX XXXXXXX. Arrivati nell’ufficio coordinamento, la Dott.ssa XXXXXX G. continuava a ricevere numerose telefonate da parte del Capo di Gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane donna, poiché aveva già dato comunicazione al personale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’avvenuto rilascio della ragazza, inoltre giungeva tramite il centralino del corpo di guardia della locale questura, comunicazione che all’ingresso della questura erano giunte due amiche della minore e cioè la signora

Nicole MINETTI, Consigliere Regionale della Regione Lombardia con incarico presso lo Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’inquilina della minore tale COINCECAO SANTOS OLIVEIRA Michele nata in Brasile il 03.05 1978 res.te a Milano in via XXXXXXX 19, che chiedevano un colloquio con gli operanti per conto della minore.
Successivamente si prendevano contatti con lo signora MINETTI N. e l’inquilina della minore, alle quali si spiegava cosa era accaduto e cosa era stato disposto dal P.M. dei minori, la signora MINETTI N. si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa, consapevole delle conseguenze giuridiche in caso di non ottemperanza agli oneri dell’affidatario. Dal controllo ai terminali CED/SDI effettuati in precedenza dalla pattuglia Volante Monforte Bis 1° turno si evinceva che la minore risultava avere a suo carico una denuncia di scomparsa da parte dei suoi genitori e di personale di una comunità per minori di Messina dove la ragazza era stata in precedenza ospite in quanto in passato aveva avuto dei problemi di natura familiare col padre; inoltre nel terminale CED/SDI, risultavano dei passaggi successivi alla denuncia di scomparsa, dove si evinceva che lo ragazza era stata fermata dai carabinieri e addirittura lo ragazza aveva sporto anche una querela, quindi nessuno aveva ritirato dal CED/SDI lo denuncia di scomparsa.

Si precisa che l’Assistente della P. di S. XXXXX F. aveva contattato telefonicamente il personale della comunità e quest’ultimi gli avevano detto che un inno fa circa, erano stati contattati telefonicamente dai Carabinieri che avevano chiesto delucidazioni sulla denuncia di scomparsa poiché avevano trovato la minore e di non avergli in seguito più fornito altro tipo di informazione. Gli operanti chiedevano alla Dott.ssa XXXXX G. se il P.M. di turno dei minori era stato informato della nuova situazione e cioè del fatto che lo ragazza era la nipote del Presidente MOUBARACH e che lo signora MINETTI N. si era resa disponibile a prendere in affidamento la ragazza in oggetto indicata. La Dott.ssa XXXXX G. chiedeva ai sottoscritti di contattare il P.M. per spiegare quanto era emerso, quindi l’Assistente della P. di S. XXXXXXX contattava telefonicamente il P.M. di turno spiegando cosa era emerso dal contenuto delta telefonata ricevuta dalla Dott.ssa da parte del Capo di Gabinetto della Questura. Il P.M. disponeva comunque l’affido della minore ad una comunità o la contemporanea custodia della minore presso gli uffici della Questura in attesa di essere data l’indomani mattina ad una comunità. L’Assistente della P. di S. XXXXXX M. comunicava alla Dott.ssa XXXXXX G. disposto dal P.M. e lo Dott.ssa XXXXX G. contattava telefonicamente il P.M. E aggiungeva il seguente accordo, e cioè bisognava avere lo copia di un documento d’identità della minore, per poi poterla affidare alla Minetti e lasciarla andare.

Data la situazione, l’Ispettore Superiore XXXXXX r. alla presenza degli operanti, della Dott.ssa XXXXX G., del Sost.to Comm.rio della P. di S. XXXXX S. e dell’lsp.re Capo XXXXX A. (Personale del coordinamento del turno notturno/montante) contattava telefonicamente personale del Commissariato di Letojanni luogo di dimora dei genitori della minore, dove presso l’abitazione di quest’ultimi veniva mandata una pattuglia della P. di S. che informava i genitori della presenza della ragazza in località Milano, inoltre la minore riferiva agli operanti, al Commissario Capo della P. di S. Dott.ssa XXXXX G. e all’Ispettore Superiore XXXXXX L., che probabilmente i suoi documenti d’identità erano in casa dei genitori poiché il padre li aveva requisiti. Sul posto i colleghi di Letojanni spiegavano lo situazione ai genitori della minore e quest’ultimi riferivano di essere già a conoscenza che la figlia era a Milano. I genitori riferivano di non avere i documenti della ragazza, pertanto i colleghi di Letojanni riprendevano regolare servizio. A questo punto, l’Assistente XXXXXX M. d’accordo con lo Dott.ssa XXXXX G. e l’Ispettore s. XXXXXX r. contattava telefonicamente la struttura di Messina dove ere stata ospite la minore, qui il responsabile riferiva di aver nell’archivio della struttura una copia dei documenti della minore, quindi quest’ultima che al momento della telefonata non era al centro ma alla propria casa, riferiva che l’indomani mattina avrebbe inviato a mezzo fax copia del documento della ragazza presso gli uffici della locale questura e del Commissariato in intestazione.

L’Assistente XXXXX M. spiegava alla Dott.ssa XXXXX G. e all’Ispettore S. XXXXX quanto riferito dalla responsabile del centro di Messina, quindi visto che al P.M. dei minori occorreva solo lo copia del documento d’identità della minore, che al momento del fermo da parte del personale della volante Monforte bis 1° turno era sprovvista, col codice univoco ottenuto mediante il fotosegnalamento e lo copia del documento pervenuto dalla struttura di Messina si addiveniva all’identificazione della ragazza. Ottenuta l’identificazione della minore, il Commissario Capo Dott.ssa XXXXXX G. come da accordi intercorsi col Capo di Gabinetto della locale Questura ed il P.M. di turno dei minori, disponeva agli operanti di affidare la minore alla signora Nicole MINETTI come si evince da regolare verbale di affidamento minore.

Si precisa che gli operanti, una volta stilato il verbale di affidamento della minore alla Nicole Minetti nelle modalità disposte, lo sottoponevano per lo firma alla Dott.ssa XXXXXX G., ma questa, su consiglio del Sost.to Comm.rio XXXXX, non lo firmava.

Si precisa che durante tutta la fase degli accertamenti e dei contatti con il PM dei minori il Dott. XXXXX continua a ricevere continue telefonate da parte del Capo di gabinetto, il quale chiedeva perché lo ragazza non fosse stato ancora rilasciata e sollecitava a provvedervi. Quindi terminati gli atti del caso, la minore in compagnia della MINETTI N. e della sua coinquilina lasciava gli uffici dello locale Questura, mentre questa unità operativa riprendeva regolare servizio di perlustrazione. Il tutto si riferisce per dovere d’ufficio.

lunedì 1 novembre 2010

Discorso agli ateniesi

Buona notte a tutti.
Di seguito voglio riportarvi delle parole che non sono di Paolo Rossi di qualche anno fa e per le quali, anche se non solo, fu bloccato il suo programma in RAI, ma sono leggermente più datate; sono parole di Pericle del 461 a.C. e forse sarebbe il caso di dargli un'occhiata e se proprio non ne potete fare a meno, anche di pensarci su.
Buona lettura e buon pensiero.

Discorso agli Ateniesi

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle, 461 a.C.