domenica 31 luglio 2011

Come si accendono i nuclei delle galassie


Se si punta lo sguardo verso l'alto, di notte, in una notte buia senza luna, limpida e in più lo si fa con un grande telescopio che non guarda solo “nell'ottico”, come dicono gli astronomi, ma anche in altre bande dello spettro elettromagnetico, dall'infrarosso ai raggi X, si vedrebbe un cielo profondamente diverso da quello che possiamo ammirare con i nostri soli occhi. Guardando in questo modo scopriremmo, tra la miriade di oggetti che popolano il cielo, miliardi e miliardi di galassie. Gli astronomi osservando attentamente tali galassie (ognuna di loro contiene tipicamente miliardi di stelle) hanno scoperto che al centro di ognuna di esse risiede un grande buco nero, detto anche nucleo galattico. È bene ricordare che quel che per motivi storici viene chiamato buco nero è l'esatto contrario di una zona vuota. É invece una zona così densa di materia e con una forza gravitazionale così elevata che la stessa luce non riesce a sfuggire ad essa. Di questi nuclei galattici alcuni sono quiescenti, come quello al centro della nostra Via Lattea, mentre altri sono attivi, nel senso che se li si guarda con telescopi che guardano nel X si nota una grande quantità di energia emessa. Quindi la domanda per gli scienziati è stata: come mai alcuni nuclei galattici sono attivi mentre altri no?
La risposta a tale quesito nasce chiaramente dalla risposta ad un'altra domanda: quali sono i meccanismi che accendono i buchi neri?
Dopo studi, durati molti anni, si era arrivati alla convinzione che il passaggio ravvicinato o gli scontri veri e propri tra galassie fossero il solo modo, almeno per un certo tipo di nuclei galattici, che gli fornisse abbastanza energia da farli attivare, ma uno studio di pochi giorni fa dimostra che tali meccanismi non solo non sono la sola via percorribile, ma nemmeno quella principale.
Un équipe del Max Planck Institut a Garching (vicino Monaco di Baviera) e dell'INAF (Istituto Italiano di Astrofisica) hanno combinando dati del VLT (Very Large Telscope) dell'ESO (in una zona di cielo studiata dalla collaborazione COSMOS) con quelli dell'osservatorio spaziale per raggi X dell'ESA XMM-Newton, arrivando a nuove inaspettate conclusioni.
Dal nostro lavoro si evince che negli ultimi 11 miliardi di anni, la maggioranza dei buchi neri al centro delle galassie non sono stati attivati da fusioni o passaggi ravvicinati di galassie, ma da instabilità del singolo disco galattico e da episodi di formazione stellare” dice Viola Allevato, prima firmataria dell'articolo uscito su The Astrophysical Journal. E continua spiegando che “lo studio condotto dimostra che se la maggior parte dei nuclei attivi fossero conseguenza dello scontro tra galassie dovrebbero trovarsi al centro di galassie di massa relativamente modesta (circa un milione di miliardi di volte la massa del Sole). I risultati del nostro lavoro indicano invece che la maggioranza dei nuclei galattici attivi risiede in galassie di massa circa 20 volte maggiore di quanto previsto dalla teoria della fusione tra galassie”.
Un'altra interessante conseguenza di questo lavoro è il fatto che i nuclei galattici attivi si trovano soprattutto nelle grandi galassie massicce che contengono molta di quella che viene definita materia oscura.

Se, come è vero abbiamo capito moltissimo dell'universo che ci circonda negli ultimi secoli è altrettanto vero che c'è ancora molto da capire e che la ricerca in questo campo dello scibile umano, come in tanti altri non può e non deve finire per ottusità politico-economica.

Scarica l'articolo scientifico
Press Release ESO in italiano

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