Salve a tutti,
vi propongo, dal fatto quotidiano di oggi, una lettera più che un articolo firmata da Marco Travaglio.
E ancora una volta La Domanda Sorge Spontanea: Antonio Manganelli farà quel che deve in modo da restituire onore alla Polizia di Stato e giustizia a chi fu massacrato alla Diaz e Bolzaneto?
Gentile dottor Antonio Manganelli, come
capo della Polizia lei avrà senz’altro visto il
bellissimo film Diaz di Daniele Vicari che sta
riscuotendo un buon successo di pubblico
nelle sale. L’ho visto anch’io assieme a mio figlio
che – posso assicurarle – non è stato educato
all’odio contro le forze dell’ordine. Anzi,
personalmente ho sempre pensato e detto che,
fino a prova contraria, le forze dell’ordine sono
dalla parte del giusto. Eppure, all’uscita dal cinema,
mio figlio che ha 17 anni ha commentato: “Mi è
venuta una gran voglia di prendermela con i
poliziotti”. Ho cercato di spiegargli che quel che
accadde 11 anni fa al G8 di Genova è un unicum,
tant’è che ancora se ne parla, al punto da farci un
film. Che non tutti i poliziotti sono come quelli
ritratti da Vicari. Anzi, la maggior parte prova per
quelle scene (purtroppo reali, documentate da
testimonianze e filmati e atti processuali) lo stesso
orrore che proviamo noi. E ogni giorno migliaia di
agenti rischiano la pelle per un misero stipendio,
catturando killer della mafia addirittura con le
proprie auto, com’è accaduto ancora l’altro giorno
in Calabria, visto che le volanti sono spesso senza
benzina o arrugginiscono guaste nei garage per i
continui tagli al bilancio dell’ordine pubblico. Ma
temo di non averlo convinto. E lo sa perché? Perché
alla fine del film una scritta agghiacciante ricorda
che decine di quegli agenti e dirigenti violenti e
deviati sono stati condannati in primo e secondo
grado per le mattanze alla Diaz e a Bolzaneto (a
proposito: si spera che la Cassazione si sbrighi a
giudicarli, per evitare che la facciano franca per la
solita prescrizione), ma nessuno è stato rimosso dal
corpo. Qualcuno anzi ha fatto addirittura carriera.
Come Vincenzo Canterini che, dopo la condanna in
primo grado a 4 anni per la Diaz, divenne questore
e ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest.
O Michelangelo Fournier, quello che al processo
parlò di “macelleria messicana”, che dopo la prima
condanna a 4 anni e 2 mesi ascese al vertice della
Direzione Centrale Antidroga. O Alessandro
Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un
ragazzo di 15 anni, condannato in tribunale a 2 anni
e 4 mesi per le sevizie di Bolzaneto e a 2 anni e 3
mesi per arresti illegali, e subito dopo promosso
capo della Questura di Genova e poi dirigente di
quella di Alessandria. Molti di loro avrebbero subìto
sanzioni ancor più pesanti se l’Italia avesse recepito
il reato di tortura, cosa che non avvenne per la
strenua opposizione del Pdl e della Lega,
guardacaso al governo nel 2001 e dunque
responsabili politici e morali di quel che accadde.
Nemmeno il dirigente che portò nella Diaz due
molotov ritrovate altrove per giustificare ex post
l’ignobile pestaggio di gente inerme fu cacciato
dalla polizia. E nemmeno quello che, come si vede
nel film, si ferì da solo per simulare un corpo a
corpo con i fantomatici “black bloc” che in quella
scuola, quella notte, non esistevano. Molti altri,
nascosti sotto l’anonimato del casco, non sono stati
identificati, dunque neppure processati. È difficile
non pensare che gli agenti che si sono macchiati di
violenze gratuite negli ultimi anni, per esempio in
Val di Susa contro i No-Tav, possano essere gli stessi
che la passarono liscia per i fatti di Genova, o altri
loro emuli, incoraggiati dall’impunità generale. Lei,
dottor Manganelli, 11 anni fa non era a Genova e
non può essere ritenuto responsabile di quel che
accadde. Ma oggi che la verità processuale è sotto
gli occhi di tutti, validata dai due gradi di giudizio di
merito (la Cassazione deve pronunciarsi solo sulla
legittimità delle sentenze) e finalmente immortalata
da un film (era già tutto nel documentario Bella ciao
di Giusti, Torelli e Freccero, ma la Rai
vergognosamente lo censurò), non può chiamarsi
fuori. La prego, metta subito alla porta chi si
macchiò di quei crimini orrendi. Ci aiuti a credere
ancora nella Polizia di Stato.
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